Le origini. Un’alba preistorica
La storia di Pontedera non inizia con i mattoni di un castello, ma affonda le radici in un passato molto più profondo. Presso la località la Rotta è attestata la frequentazione dell’uomo di Heidelberg a partire dal Paleolitico inferiore (500.000 anni fa circa).
A Cava Erta. nelle colline orientali fra Montecastello e Treggiaia sono stati rinvenuti frammenti litici dell’Homo di Neanderthal.
Scavi in località “Casanuova” nella piana di Gello hanno portato alla luce un insediamento umano, un vero e proprio villaggio risalente addirittura al Neolitico, vissuto dal 4.000- al 3600 a.C.
Già allora, la posizione era strategica: non per le strade, che non esistevano, ma per le vie d’acqua e per la vicinanza a un vasto sinus lagunare, un’insenatura marina che lambiva le colline pisane, e alla confluenza di antichi corsi d’acqua, forse l’Era o il Rotina, l’Arno e l’antico corso dell’Auser, attuale Serchio.
Fin dall’alba dei tempi, la geografia ha scritto il destino di questa terra.
I siti archeologici di Pontedera e della Valdera
La mappatura dei siti archeologici eseguita dall’Archeologo Burchianti per il Piano Operativo Comunale resta il documento scientifico più affidabile per la catalogazione e l’interpretazione dei siti archeologici.
I dati archeologici relativi al popolamento dell’antico territorio relativo al comune di Pontedera sono numerosi e continuativi. In tutte le epoche antiche questo comprensorio fu caratterizzato da un popolamento intenso, favorito dalla presenza di importanti vie di traffico e dalla vocazione agricola del suolo.
Del resto tutta la Bassa Valdera costituiva in antico un crocevia strategico di incontro tra le direttrici che collegavano Volterra e Pisa (con Era ed Arno) con le vie verso la piana di Lucca (con i canali dell’Auser), da cui si raggiungeva l’area padana attraverso le valli del Reno o del Secchia.
Il sistema delle acque ha caratterizzato il paesaggio antico del territorio in modo determinante.
Ancora in epoca romana l’Arno doveva avere più rami fluviali, come sembrano indicare le fonti storiche (Strabo 5, 2, 5, C. 222), confermate dalle indagini geomorfologiche e paleoambientali.
Tutta l’area in generale deve aver risentito della natura irruenta dei corsi d’acqua che la percorrevano: ne sono testimoni gli abbondanti depositi sabbiosi e limosi dovuti agli apporti delle esondazioni e gli accumuli argillosi lasciati dalle aree di impaludamento. La presenza in alcune zone di tali accumuli ha compromesso la leggibilità delle paleosuperfici obliterando a grandi profondità i livelli di frequentazione umana più antichi, soprattutto quelli relativi alla epoche preistoriche e protostoriche.
Il paleolitico a La Rotta e a Cava Erta
L’area in cui si hanno tracce della prima presenza umana è quella ai piedi delle colline. In questa zona circa 400.000 anni fa si doveva aggirare l’Homo Heidelbergensis la cui presenza è testimoniata da un bifacciale, uno strumento in pietra scheggiata caratterizzato da un’accurata lavorazione, attribuito alla cultura Acheulana, rinvenuto in un’area vicina a La Rotta (ID 42).
Altre tracce risalenti al Paleolitico Inferiore si trovano nel sito di Podere Valletta (ID 46).
Al Paleolitico medio risale la frequentazione di Cava Erta (ID 47) in cui è stata rinvenuta un’importante industria litica di tecnica Levallois dell’Homo di Neanderthal.
Infine la frequentazione dell’Homo Sapiens attribuibile al Paleolitico superiore è testimoniata ancora a La Rotta (ID 42), Podere Valletta (ID 44, 46, 53) e nell’area di Podere Colline
Luke racconta la storia del villaggio del podere Casanuova
Il villaggio neolitico del Podere Casanuova
La prima presenza umana attestata nella zona ai piedi delle colline, vicina ai corsi d’acqua, appare estremamente significativa ma, come accennato in precedenza, le zone in cui maggiore è stato l’apporto dei limi e delle sabbie di origine alluvionale celano le paleosuperfici sotto una spessa coltre di terreno, che rende del tutto fallace la nostra prospettiva di comprensione unitaria del popolamento, soprattutto quello delle epoche preistoriche, se non per casi eccezionali. Ed evento eccezionalmente favorevole è infatti l’apertura di scavi a profondità, come accaduto in occasione dei lavori condotti per l’ampliamento del canale scolmatore dell’Arno. Il taglio degli argini del fosso ha permesso di mettere in evidenza la presenza di stratigrafie archeologiche poste ad una profondità di circa 6 metri rispetto al piano di campagna. Lo scavo, seguito per un lungo tratto, scoprì numerose aree antropiche di forma subcircolare ricche di reperti ceramici, litici ed ossei oltre che faunistici e botanici. Si trattava di un grande villaggio con un’estensione di oltre 7500 mq. Durante due campagne di scavo sono state indagate alcune strutture tra cui quelle nominate α, δ e ε e in maniera ancora parziale le strutture β e ζ. L’analisi dei reperti ha permesso di inquadrare l’insediamento in un ambito culturale ascrivibile alla fase finale del Neolitico Superiore, con continuità d’uso per circa 300 anni e un arco cronologico che va dal 4340 al 3990 a.C. Oltre alle numerose fosse di scarico sono state scavate le strutture relative ad una capanna e un focolare, nell’area δ, e un forno per la cottura degli alimenti nell’area ζ. Il villaggio di Podere Casanuova (ID 1, 28, 29 30) rappresenta uno degli insediamenti più ampi e articolati del Neolitico finale della Toscana. Data l’estrema importanza del sito, le aree relative sono state tutelate con un vincolo archeologico diretto. Allo stesso villaggio doveva appartenere anche una sepoltura le cui tracce sono state rinvenute nei pressi dello stabilimento Piaggio (ID 39). I reperti dello scavo sono esposti al museo Archeologico di Villa Baciocchi a Capannoli.
Crediti
Relazione archeologica piano strutturale intercomunale comune di Pontedera. Marzo 2023. A cura dell’archeologo Fabrizio Burchianti.





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