Le chiese di Pontedera
Il sacro a Pontedera: la chiesa vecchia e Nuova
La più antica notizia di una chiesa in Pontedera è del 1179, relativa a S. Martino, dipendente dalla pieve di Calcinaia. Nel secolo successivo fu eretta la canonica regolare dei Ss. lacopo e Filippo, dal 1939 intitolata al SS. Crocifisso.
Nel XIX secolo l’aumento della popolazione rese necessaria la costruzione di una nuova chiesa di maggiori dimensioni, il cui progetto, realizzato dall’ingegnere fiorentino Giuseppe Michelacci, fu approvato nel 1842 dal granduca Leopoldo II.
La nuova chiesa fu benedetta e aperta al culto nel 1864 e consacrata dall’arcivescovo Paolo Micalleff il 21 settembre 1874.
Ad essa nel 1939, furono trasferiti il titolo e la dedicazione dal SS. Crocifisso.
Il colonnato esterno fu costruito nel 1930 e nel 1937 furono innalzati due campanili ai lati dell’abside centrale, poi abbattuti nel 1944 dalle truppe tedesche in ritirata.
Il crollo dei campanili travolse l’intera area presbiterale, che fu ripristinata nel giro di pochi anni: il nuovo altare, su progetto dell’architetto Renzo Bellucci, fu consacrato dall’arcivescovo Ugo Camozzo nel 1949. Al medesimo architetto si deve l’adattamento alle norme liturgiche postconciliari (l’altare ‘a mensa’ fu consacrato dall’arcivescovo Benvenuto Matteucci nel 1974).
Fonte https://diocesidipisa.it/ente/duomo-di-pontedera-085/
Origini della Propositura dei Santi Iacopo e Filippo di Pontedera (XIII Secolo)
La fondazione della propositura dei Santi Iacopo e Filippo di Pontedera nel XIII secolo fu strettamente legata alla volontà del Comune di Pisa di dotare il suo nuovo avamposto difensivo di PONTEDERA di infrastrutture essenziali, inclusa l’assistenza spirituale per i suoi abitanti. La scelta di affidare il patronato alla canonica regolare di San Martino in Guazzolungo evidenzia il prestigio e l’influenza di questo ordine religioso nel territorio pisano. Nonostante la concessione di importanti prerogative, il mantenimento di un formale legame con la pieve di Calcinaia riflette le dinamiche di potere ecclesiastico dell’epoca. L’adozione della regola agostiniana sottolinea l’adesione della nuova comunità religiosa ai movimenti di riforma della Chiesa.
Documenti successivi mettono in luce le complesse interazioni tra istituzioni religiose e famiglie laiche influenti, nonché la progressiva autonomia della propositura di Pontedera dalla sua pieve madre. Lo studio di queste fonti primarie è fondamentale per comprendere le radici storiche e religiose della comunità di Pontedera.
I temi centrali della storia degli edifici sacri a Pontedera:
La necessità di una chiesa nel nuovo “castello” di Pontedera: Fondato dal Comune di Pisa come avamposto difensivo, il borgo necessitava di un proprio luogo di culto, battistero e cimitero per l’assistenza spirituale dei suoi abitanti.
Il ruolo del Comune di Pisa: L’autorità comunale fu determinante nel concedere il terreno e nell’autorizzare la costruzione della chiesa.
Il patronato della canonica regolare di San Martino in Guazzolungo (Pisa):La comunità di Pontedera cedette il diritto di patronato alla prestigiosa canonica pisana, che si impegnò a costruire e dotare la nuova chiesa.
I rapporti con la pieve di Calcinaia: La nuova propositura ottenne importanti prerogative (battistero, cimitero) ma rimase formalmente sottoposta alla pieve di Calcinaia, per non lederne il ruolo tradizionale.
L’istituzione della canonica regolare a Pontedera: Per volontà dell’arcivescovo e del priore di San Martino, la nuova chiesa adottò la regola di Sant’Agostino, inserendosi nel movimento di riforma della Chiesa.
Le dinamiche di potere e le influenze delle famiglie pisane: Documenti successivi rivelano le ingerenze di importanti famiglie pisane nella gestione della canonica di San Martino, con ripercussioni anche sulla propositura di Pontedera.
L’evoluzione del rapporto con la pieve di Calcinaia nel tempo: Dal formale legame iniziale, i rapporti si affievolirono progressivamente in età moderna.
La Fondazione di Pontedera e la Necessità di una Chiesa
Nel XIII secolo, Pontedera era un “castello”, non inteso come residenza signorile, ma come un centro abitato fortificato voluto dal Comune di Pisa per scopi difensivi. Paolo Morelli sottolinea che la costruzione, avvenuta nella seconda metà del Duecento, precedette di poco la battaglia della Meloria (1284), un periodo di massima potenza pisana. Tuttavia, questa nuova “terra murata” inizialmente mancava di un servizio essenziale: una chiesa.
Gli abitanti di Pontedera, definiti “contadini” (abitanti del contado), dovevano recarsi alle chiese dei dintorni per le celebrazioni sacre e la confessione.
L’arcivescovo Federico Visconti aveva già stabilito per iscritto la necessità di una chiesa, un battistero e un cimitero all’interno del castello.
Una petizione dei procuratori pontederesi al podestà di Pisa lamentava l’assenza di una chiesa intra muros: “in dicto castro non est aliqua ecclesia”.
Il Ruolo del Comune di Pisa
Il Comune di Pisa ebbe un ruolo centrale nel processo di fondazione della propositura.
Fu richiesto l’intervento delle autorità pisane (arcivescovo e podestà) per autorizzare la costruzione della chiesa. Il Comune di Pisa concesse al priore di San Martino il terreno per edificare la chiesa, situato presso la piazza del castello. Il podestà Guido Scarso diede formale investitura del terreno al priore, alla presenza degli Anziani e dei procuratori di Pontedera. L’iniziativa pisana è vista come parte di un più ampio disegno di creazione di “terre murate” come Calcinaia e Ponsacco.
Il Patronato della Canonica di San Martino in Guazzolungo
La comunità di Pontedera scelse di affidare la costruzione e la gestione della nuova chiesa alla canonica regolare di San Martino in Guazzolungo, una scelta motivata probabilmente da ragioni economiche e dal prestigio di cui godeva questo ordine religioso. Il 20 maggio 1269, i procuratori di Pontedera stipularono un accordo con il priore Gerardo di San Martino, concedendo il diritto di “patronato” sulla futura chiesa. In cambio, il priore si impegnò a costruire la chiesa entro cinque anni, a farla officiare da un prete idoneo e a dotarla di un podere situato a Pontedera. Il “patronato” conferiva alla canonica di San Martino il diritto di scegliere il rettore della nuova chiesa.
I Rapporti con la Pieve di Calcinaia
La creazione della propositura di Pontedera incise sul tradizionale ruolo delle pievi, in particolare quella di Calcinaia a cui Pontedera apparteneva.
L’arcivescovo Visconti concesse alla nuova chiesa il cimitero e il diritto di amministrare il battesimo (eccetto il Sabato Santo), prerogative tipiche delle pievi. Questa concessione fu fatta “salvis iuribus plebis de Calcinaria”, sottolineando che la nuova chiesa rimaneva sottoposta alla pieve.
La necessità di un battistero e di un cimitero intra muros era legata anche a ragioni di sicurezza, soprattutto in caso di conflitti.
La petizione dei Pontederesi evidenziava anche la necessità di avere sacerdoti in loco per le confessioni (“pro penitentiis”), un’esigenza emersa con il Concilio Lateranense IV (1215).
L’Istituzione della Canonica Regolare
L’arcivescovo Federico Visconti e il priore Gerardo di San Martino vollero che la nuova chiesa di Pontedera seguisse la regola di Sant’Agostino, come la canonica madre. L’11 luglio 1272, l’arcivescovo stabilì che l’elezione del rettore (“proposto”) spettasse al priore di San Martino, che la chiesa dovesse essere “regolare” e che il proposto vivesse secondo la regola agostiniana.
Questa decisione si inserisce nel contesto della riforma della Chiesa dell’XI-XII secolo, che promuoveva la vita comunitaria, la castità e la povertà del clero in risposta a fenomeni come la simonia e il concubinato. La canonica regolare di San Martino era un’istituzione prestigiosa e influente nel territorio pisano.
Dinamiche di Potere e Ingerenze Familiari
Documenti successivi rivelano le dinamiche di potere all’interno della canonica di San Martino e le influenze delle famiglie pisane.
Nel 1324, la nomina del proposto di Pontedera fu affidata a un membro della famiglia Marignani, una delle più in vista di Pisa, suggerendo una forma di controllo sulla canonica. La canonica di San Martino attraversò un periodo di decadenza, segnato da ingerenze di altre potenti famiglie pisane come i Roncioni, portando alla sua soppressione nel 1331. Il patronato della propositura di Pontedera passò alle monache Clarisse, che succedettero ai canonici regolari.
Evoluzione del Rapporto con la Pieve di Calcinaia
Il legame tra la propositura di Pontedera e la pieve di Calcinaia si affievolì nel corso del tempo.
In età moderna, i rapporti si ridussero al minimo, limitandosi a occasionali inviti al pievano per celebrazioni particolari.
Nel Settecento, a causa di dispute e della crescente distanza fisica tra le due comunità, dopo il “taglio” dell’Arno, la pieve di Calcinaia perse di fatto ogni diritto e preminenza sulla propositura di Pontedera.
Pontedera, grazie alla sua posizione strategica lungo la direttrice Firenze-Pisa-Livorno, conobbe una maggiore fortuna economica rispetto a Calcinaia.
Citazioni Significative
“Ritornare al passato non significa vivere con nostalgia una storia che non c’è più […], bensì riscoprire, proprio in ambito ecclesiale, quegli anelli importanti che ci tengono uniti alla vitale tradizione di una storia di fede che, nonostante il trascorso degli anni, ha mantenuto ciò che è essenziale per continuare a testimoniare oggi, nella nostra città, il Vangelo di Gesù.”
(Mons. Piero Dini)
“Cum in dicto castro non sit aliqua ecclesia ad quam homines et persone de dicto castro vadant et ire possint ad audienda divina officia nec sit ibi locus in quo sepeliantur corpora mortuorum et opporteat homines et personas dicti castri pro penitentiis et aliis necessariis habere presbiteros aliunde de partibus convicinis…”
(Petizione dei Pontederesi – 1269)
“Poiché nel detto castello non vi è alcuna chiesa dove gli uomini e le persone del detto castello possano andare e recarsi ad ascoltare gli uffici divini, né vi è luogo dove i corpi dei defunti possano essere sepolti, e sia necessario che gli uomini e le persone del detto castello abbiano presbiteri da altre parti vicine per le penitenze e altre necessità…”
(Petizione dei Pontederesi – 1269)
“Concessit alla nuova chiesa il cimitero, il diritto di sepoltura e la facoltà di amministrarvi il battesimo meno che il Sabato Santo, così che essa fosse sottoposta alla pieve di Calcinaia al pari delle altre chiese del piviere.”
(Decreto dell’arcivescovo Federico Visconti)
“Che l’elezione del rettore della chiesa di Pontedera noviter constructa […] dovesse spettare al priore di S. Martino, che detta chiesa dovesse essere “regolare” e che il suo rettore, che sarà detto ‘proposto’, debba vivere secondo la regola di S. Agostino e le costituzioni della chiesa di S. Martino”
(Statuto dell’arcivescovo Federico Visconti)
L’arcivescovo, il pievano di Calcinaia e Pontedera
Il 6 giugno fu l’arcivescovo Federico Visconti a decretare riguardo alla nuova chiesa di Pontedera (doc. IV). Egli, poiché su richiesta del podestà, del capitano e degli Anziani del popolo di Pisa e della comunità di Pontedera aveva concesso al Comune pontederese di costruire una chiesa a cui, una volta che fosse stata edificata, aveva promesso di dare cimitero e battistero con la limitazione di non benedirlo il Sabato Santo, visto che il Comune di Pisa aveva autorizzato il priore di S. Martino a costruire detta chiesa, costituendolo patrono di essa, confermò quanto disposto dal Comune di Pisa. Inoltre, poiché il Comune di Pontedera «è grande e degno di onore e per disposizione di Dio sempre si ingrandisce», concesse alla nuova chiesa il cimitero, il diritto di sepoltura e la facoltà di amministrarvi il battesimo meno che il Sabato Santo,così che essa fosse sottoposta alla pieve di Calcinaia al pari delle altre chiese del piviere. L’arcivescovo specificò che tutto questo era stato disposto in accordo col pievano di Calcinaia e con gli ambasciatori dello stesso Comune. Infine concesse a quanti avessero contribuito alla costruzione della nuova chiesa e,pentiti, si fossero confessati, quaranta giorni di indulgenza per i peccati mortali e la terza parte dei veniali. Inoltre concesse al priore di S. Martino la facoltà di assolvere coloro che, avendo denaro ottenuto illecitamente, non sapendo più a chi restituirlo, lo offrissero per la costruzione della nuova chiesa.
1270 La prima pietra della consacrazione della Chiesa dei SS. Iacopo e Filippo
Finalmente il 19 maggio 1270 fu posta la prima pietra dell’erigenda chiesa dei SS. Jacopo e Filippo apostoli e di S. Biagio martire (doc. V).Presiedette la cerimonia Gerardo da Castell’Anselmo, priore di S. Martino, in qualità di patrono, e vi assistettero «molti uomini del castello».Quel 19 maggio era un lunedì , non era, quindi, propriamente un giorno festivo, ma era il primo dei tre giorni che precedevano l’Ascensione – allora celebrata di giovedì – cioè i giorni in cui venivano effettuate le “rogazioni minori”, processioni di carattere penitenziale con cui si chiedeva a Dio la fertilità dei campi, e quindiun tempo molto sentite; esse venivano celebrate nelle pievi , generalmente la mattina di buonora, ed erano piuttosto lunghe, per cui possiamo immaginarci che i Pontederesi al ritorno dalla processione svoltasi a Calcinaia abbiano fatto corona intorno al priore Gerardo per la piccola ma significativa cerimonia che dava inizio alla costruzione della loro chiesa.
Curiosità: la fondazione della Chiesa durante la scomunica di Papa Clemente VII
Tornando ora al decreto arcivescovile dell’11 luglio 1272, c’è un altro particolare su cui conviene soffermarci. Tutte queste pratiche per la istituzione di una parrocchia a Pontedera vengono effettuate in un periodo in cui il Comune di Pisa è gravato da scomunica per le autorità e interdetto (cioè divieto di entrare in una chiesa) per i Pisani in genere, dunque anche per i “contadini”: dette pene erano state irrogate da papa Clemente IV il 5 aprile 1268 per il sostegno dato a Corradino di Svevia nel suo tentativo di recuperare il regno di Sicilia come erede di Federico II; addirittura circa un mese dopo, 17 maggio, lo stesso papa, visto che i Pisani si mantenevano fermi nelle loro posizioni, privò la diocesi del titolo arcivescovile e ingiunse al «fratello Federico», cioè all’arcivescovo Visconti, di intitolarsi semplicemente vescovo di Pisa.
Quando ormai erano morti sia Corradino (il 29 ottobre 1268) sia Clemente IV (29 novembre successivo) e, dopo una lunga sede vacante, era stato eletto Gregorio X (1 dicembre 1271); il 20 giugno 1273 il nuovo papa, trovandosi a Firenze, mentre era in viaggio per Lione, dove si sarebbe svolto un concilio ecumenico, restituì alla Chiesa pisana la dignità di arcidiocesi. Intanto, però, la parrocchia di Pontedera era stata normalmente istituita e Federico Visconti aveva continuato a intitolarsi arcivescovo come da tradizione. Pare quindi evidente che le censure papali a quest’epoca, nonostante la solennità con cui erano comminate, avessero scarsa incidenza pratica, anche sulle stesse autorità ecclesiastiche locali.
Il primo proposto: prete Guido, canonico della canonica regolare di S. Mamiliano e IACOPO di Lupeta
Dunque, istituita la propositura, il priore Gerardo di S. Martino, in qualità di patrono di essa, il 14 luglio procedette all’elezione del primo proposto (doc. VIII). La scelta cadde sul prete Guido, canonico della canonica regolare di S. Mamiliano di Lupeta, chiesa dei dintorni di Vicopisano tuttora esistente, sebbene più nota col titolo di S. Jacopo 79. E qui dobbiamo dire che di quest’altra canonica non sappiamo quasi nulla. La sua esistenza è attestata nel 1224, quando l’arcivescovo Vitale le concesse a livello l’ospedale di S. Leonardo di Cerbaia, mentre della chiesa si ha notizia dal secolo precedente. Non sappiamo quando vi sia stata costituita una comunità di canonici, né quali fossero i suoi legami con la comunità di S.Martino: non vi sono documenti precedenti la scelta del nuovo proposto di Pontedera che ci illuminino in tal senso. L’elezione del canonico Guido avvenne a Pisa in presenza di Agostino, priore di Lupeta, segno evidente di contatti intervenuti fra i due priori, anche perché il canonico Guido, per accettare l’elezione, aveva bisogno del consenso del suo diretto superiore.
L’ultimo proposto 1275-1293
La vita della canonica regolare pontederese non deve essere stata facile e sicuramente non fu lunga.A partire dal 1275 al 1276 Pontedera si trovò coinvolta negli scontri fra Pisani da una parte e Fiorentini e Lucchesi dall’altra, poi, in seguito alla sconfitta pisana della Meloria (1284), nel 1286 fu ceduta alla Parte Guelfa e nel 1287 alla stessa Firenze, per essere, poi, riconquistata da Pisa nel 1291.Quando finalmente, il 12 luglio 1293 a Fucecchio, Pisa fece pace con i Guelfi toscani, dovette accettare lo smantellamento delle fortificazioni di Pontedera. La terra nuova in riva all’Era continuò ad essere sede di capitanato, ma molti indizi lasciano intravedere la sua decadenza, soprattutto dal punto di vista demografico; però a partire dal 1346 fu nuovamente fortificata e il suo sviluppo poté riprendere, ma a quel punto la canonica regolare non esisteva più.
Bolla soppressione canonica regolare San Martino Guatholongo a assegnazione beni delle monache Clarisse 1331 – 1571
Ma in breve i Pisani, sotto la guida del conte Bonifazio di Gherardo della Gheradesca (noto anche come Fazio Novello) 92, tornarono all’obbedienza di papa Giovanni XXII a cui fu consegnato anche l’antipapa ormai deposto. In questo clima di intesa col pontefice, il conte Bonifazio concepì il progetto di aprire un grande monastero di Clarisse, per altro già presenti a Pisa dal 1227, presso la chiesa di S. Martino, la cui canonica, ormai ridotta a soli tre membri e in quel momento priva di priore, poteva essere soppressa senza particolari conseguenze. Il papa, dunque, il 22 febbraio 1331, accondiscendendo alle richieste di Bonifazio, emanò la bolla di soppressione della canonica e di assegnazione dei relativi beni ad una nuova comunità di Clarisse. Le monache succedettero ai canonici regolari anche nel patronato della propositura di Pontedera che esercitarono fino al 1571, quando fu da loro eletto il proposto Antonio Checcherelli, ma già nel 1576 il suo successore, Francesco Ticciati, al visitatore apostolico Castelli dichiarò essere la propositura di libera collazione dell’arcivescovo e il successore di questi, il proposto Giovanni Paolo Upezzinghi, in occasione della visita pastorale del 1596 si dichiarò di nomina arcivescovile mediante concorso.
Crediti
Paolo Morelli, Pontedera e la sua Propositura fra Due e Trecento. Nel 750° anniversario dell’istituzione della propositura dei SS. Jacopo e Filippo. Pontedera : Tagete, 2021
San Faustino martire, patrono dei Pontederesi
Le spoglie mortali di S. Faustino, estratte dal cimitero romano di S. Ciriaco, nel 1660 furono assegnate dal Prefetto del Sacrario Apostolico alla compagnia dei SS. Sebastiano e Rocco di Pontedera, detta dei “Bianchi”. La domenica 8 agosto di quell’anno centinaia di “incappati” delle confraternite pontederesi e dei paesi vicini, insieme ad una folla incontenibile di fedeli, portò in processione la cassa delle reliquie arrivata da Roma la sera precedente. In ricordo di questo evento la festa del santo fu fissata alla prima domenica di agosto ed i nostri vecchi usavano dire che la sera del sabato precedente bisognava far festa perché “arrivava S. Faustino”. Il 28 maggio 1801 il popolo ed il clero di Pontedera, col consenso dell’arcivescovo di Pisa Angelo Franceschi, elessero S. Faustino patrono di tutti i Pontederesi. L’urna con le spoglie del santo si trova ora sul gradino più alto del presbiterio del transetto destro del duomo, davanti all’altare della Vergine di Pompei.
Dal 1968 la sua festa è stata trasferita al secondo giovedì di ottobre. Il trasferimento all’autunno si rese necessario perché aveva poco senso festeggiare il patrono quando, per i mutati ritmi della vita, la città era pressoché deserta a causa delle ferie, e, d’altra parte, ai primi di ottobre riprendevano a pieno ritmo tutte le attività (scuole comprese). Altrettanto sembrò opportuno scindere la festa patronale dalla domenica che doveva restare esclusivamente il “giorno del Signore”, ma anche avvicinarla alla Fiera (il primo giovedì dopo S. Luca), ma senza sovrapporla né confonderla, per tenere distinto il sacro dal profano.
La vita di Faustino ci è quasi del tutto sconosciuta, tanto che i nostri antenati avevano finito per confonderlo con S. Faustino di Brescia o per attribuirgli caratteristiche fantasiose come l’essere un soldato romano o fratello di S. Valentino, patrono di Bientina. Addirittura si diceva che il suo scheletro mancasse della testa, perché nell’antica sistemazione delle ossa nell’urna il cranio era stato ricoperto da una maschera di cartapesta, poi tolta durante la ricognizione effettuata dopo la II guerra mondiale. Niente di tutto questo è vero; e, d’altra parte, nel Seicento la raccolta delle ossa inumate nelle catacombe non era effettuata con i criteri con cui oggi si procede ad uno scavo archeologico, per cui anche i dati ricavabili dalle caratteristiche della sua tomba sono andati perduti. Forse anche il nome “Faustus” indica uno dei tanti “lieti” di aver dato la vita per la fede in Cristo Gesù.
Ma che senso ha, allora, venerare un santo di cui non si sa nulla? Quelle donne e quegli uomini che la Chiesa ha dichiarato santi sono coloro che per il loro «singolare esercizio delle virtù cristiane» sono stati proposti a tutti i fedeli come modelli da imitare (cfr. “Lumen Gentium”, 50). Ma come possiamo imitare un personaggio la cui vita ci è quasi del tutto sconosciuta?
In realtà di S. Faustino sappiamo due cose fondamentali: era un giovane, come dimostra la struttura delle sue ossa, ed è vissuto da cristiano in un’epoca (presumibilmente il III secolo) in cui essere cristiani significava mettere a rischio la vita. La tradizione ce lo ha consegnato come martire, cioè ucciso a causa della sua fede (dato il ritrovamento, molto frequente, vicino al suo corpo di un’ampollina con sangue coagulato); ma se anche fosse morto di morte naturale, Faustino resta comunque uno di quegli eroici primi cristiani che accettavano il rischio di una condanna a morte pur di seguire il Vangelo.
S. Faustino, insomma, è per la comunità cristiana di Pontedera il segno concreto di una storia ininterrotta cominciata sul Golgota quando era imperatore Tiberio Augusto e Ponzio Pilato era governatore della Palestina, e da lì dipanatasi attraverso la vita e le opere di grandi personaggi come gli Apostoli o i grandi santi del calendario, ma anche di tante persone anonime, come il nostro Faustino o quei Pontederesi del Seicento iniziatori del suo culto, grazie ai quali il Vangelo è arrivato fino al III millennio. Per i cristiani di oggi venerare S. Faustino significa sentirsi inseriti in questo cammino secolare della Chiesa e quindi impegnati a trasmettere alle generazioni future la fede ricevuta da chi li ha preceduti.
Prof. Morelli Paolo
(in collaborazione con prof. Stefano Bertelli)
Fonte: https://www.comune.pontedera.pi.it/vivere-il-comune/guida-alla-citta
Podcast 1. La fondazione della prima chiesa del castello





