L’arrivo della storia: l’età etrusca e romana
Le acque salutari degli etruschi della “Giuncaiola” Etrusca e la fattoria vinicola dei romani della “Scafa”.
In età storica la piana di Pontedera fu abitata con continuità da insediamenti rurali sparsi per tutta l’età Villanoviana ed Etrusca, documentati da ricerche di superficie. Il ritrovamento principale è stato nel sito ellenistico della “Giuncaiola“, di un centro di acque salutari di confine.
Le strutture sono state interpretate come i resti di un complesso sacrale, legato all’uso delle acque salutifere che sfruttava il corso del torrente Giuncaiola: un santuario di confine, molto probabilmente, in cui il ricorso a tecniche edilizie non comuni presuppone la presenza di maestranze specializzate venute appositamente e l’impiego di importanti risorse.
Con l’arrivo dei Romani, il territorio fu abitato, come testimoniano i resti di una fattoria vinicola di età augustea, frequentata anche in età tardo antica e longobarda scoperti vicino al vecchio Ponte alla Navetta, in località La Scafa.
Nonostante i numerosi ritrovamenti di tracce di fattorie romane nella piana dell’Arno e di resti di Centuriazione Augustea della Colonia Iulia Obsequens nella viabilità campestre, Pontedera non sembra essere stata un centro di primaria importanza. La scarsità di scavi sistematici non ci danno certezze.
Per un certo periodo si è tentato di identificarla con la località di Valvata, segnata a 8 miglia ad est da Pisa sulla famosa Tavola Peutingeriana, un’antica mappa stradale romana, ma questa rimane un’ipotesi affascinante e mai del tutto provata. La storia antica di Pontedera è fatta tanto di certezze quanto di misteri, a dimostrazione che il passato è sempre un campo aperto all’interpretazione.
I siti archeologici di eta’ storica
a cura dell’archeologo Fabrizio Burchianti
Eta’ dei metalli: eneolitico ed eta’ del bronzo
La prima età dei metalli è scarsamente documentata nel territorio. All’eneolitico finale è stata attribuita una sepoltura con un cranio individuata sempre presso Podere Casanuova (ID 32).
Mentre sono datate all’età del Bronzo antico e medio le tracce di un vasto abitato individuato nei pressi dello stabilimento Piaggio (ID 38) durante i lavori del canale scolmatore.
Età Etrusca Villanoviana
Più consistenti sono le informazioni sull’occupazione del territorio in età etrusca. Un aumento della frequenza dei siti appare evidente sin dall’età del Ferro in cui compaiono almeno 6 unità territoriali diverse con frequentazione di epoca villanoviana: in località il Casotto (ID 7), in Contrada Curiglione (ID 67), a Gello nei pressi dello scolmatore (ID 76) e nella zona di Ponte Cherichello (ID 73, 74, 75).
Cercando di fare un’analisi di distribuzione delle presenze, si nota chiaramente che tutti i siti in cui sono emersi materiali dell’età del Ferro si dispongono in un segmento preciso di territorio, di circa 1200 metri per 1500 metri, con una concentrazione lungo un asse che va dal canale scolmatore verso la zona di Ponte Cherichello. Si tratta di un elemento di grande interesse che vede la possibile esistenza in quest’epoca di un vasto agglomerato, sorto su una sponda fluviale o comunque in posizione favorevole rispetto al reticolo fluviale dell’epoca.
Età etrusca orientalizzante-arcaica (VII-V secolo a.C.)
Questa presenza appare rafforzarsi con il passaggio all’età orientalizzante e arcaica, in cui i dati a disposizione sembrano indicare una vera e propria occupazione della piana alla confluenza tra Arno ed Era. Sono almeno 24 i siti che manifestano una presenza o una frequentazione riconducibile al periodo Orientalizzante (ID 2, 14, 31, 36, 56) e all’età arcaica (ID 7, 9, 19, 20, 21, 27, 31, 35, 36, 45, 50, 52, 56, 58, 60, 62, 64, 66, 67, 71, 73, 75).
La maggior parte dei dati disponibili provengono da ricognizioni, mentre pochi sono gli elementi provenienti da scavo. Pur tenendo in considerazione questo fondamentale difetto conoscitivo, la presenza di materiali – anche genericamente attribuita ad epoca arcaica – costituisce un elemento solido per la ricostruzione di un territorio il cui paesaggio pare occupato capillarmente da genti etrusche tra il VII e gli inizi del V sec. a.C.
La natura dei siti, almeno nella maggior parte dei casi, sembra riconducibile a un contesto economico basato sulle risorse offerte dalla fertile pianura fluviale, a carattere agricolo, silvo-pastorale e ittico.
Come già accennato, l’ubicazione all’incrocio tra vie di acqua poneva la zona come snodo viario rispetto all’asse tra i centri di Volterra e di Pisa. Tuttavia il carattere degli insediamenti appare strettamente legato alle produzioni locali: poche sono infatti le importazioni e le presenze legate a beni suntuari restituiti dalla zona, se si esclude una coppa ionica a figure nere proveniente dal Podere Casone (ID 56), l’unico sito dell’epoca con i segni di un agglomerato formato da diversi nuclei abitativi.
Mentre per ciò che riguarda le produzioni ceramiche locali è ben evidente la sfera di influenza del distretto pisano nella matrice degli impasti a scisti microclastici, presenti un po’ in tutti i siti individuati.
Età etrusca ellenistica: il complesso sacro di acque salutifere della Giuncaiola.
L’occupazione etrusca sembra mostrare una contrazione nel passaggio al V sec. a.C., con una ripresa nella successiva fase ellenistica. Un dato in linea con quanto accade in tutta l’Etruria settentrionale costiera, le cui ragioni vanno ricercate nelle complesse dinamiche che si instaurano tra centri urbani e distretti rurali, nelle vicende storiche che si sviluppano a partire dal V sec. a.C., e forse – non ultima – una sequenza di eventi generata dalle avversità ambientali che avevano determinato l’abbandono pressoché completo della vicina Piana dell’Auser.
Dopo questo periodo, in piena età ellenistica i due poli urbani di riferimento di Pisa e Volterra tornano a fungere da centri di spinta per la rioccupazione di un territorio rimasto in parte semi-spopolato: un nuovo sistema insediativo tende a riaffermare e rafforzare i confini con fortezze di altura, e a occupare le pianure.
Anche il territorio di Pontedera partecipa di questa nuova dinamica occupazionale.
I siti di cui abbiamo conoscenza in questa epoca sono 17, di cui 7 (ID 14, 21, 27, 50, 67, 71, 75) sembrano in continuità – perlomeno territoriale – con presenze arcaiche, mentre 10 sembrano legate ad una nuova occupazione (ID 8, 10, 18, 22, 33, 48, 59, 63, 69, 70).
Lo scavo della Giuncaiola (ID 50) è forse l’unico che ha permesso di indagare in modo approfondito un insediamento etrusco in epoca recente.
L’area era stata abitata in età tardo-arcaica tra la fine del VI sec. a.C. e la prima metà del V sec. a.C.
A questo primo periodo si riferiscono le tracce di un fondo di capanna con buche di palo e livelli di frequentazione con reperti ceramici di bucchero e impasti.
In età ellenistica l’area fu nuovamente occupata con un complesso monumentale, forse con un cambio di funzione rispetto all’epoca precedente.
Fra lo scorcio del III e i primi decenni del II sec. a.C. il dosso su cui si trova l’insediamento, a ridosso del torrente Giuncaiola, fu sistemato con un’opera di livellamenti coronata nella parte esterna da un potente muro di terrazzamento in grandi blocchi sub-parallelepipedi in arenaria. Sopra venne eretta un’articolata struttura architettonica con una serie di vani, il cui cuore nevralgico era costituito da una struttura a pianta circolare ipogea, pavimentata con lastre di pietra, con una cupola formata da filari progressivamente aggettanti, con blocchi disposti secondo la tecnica poligonale di IV maniera.
Si tratta della prima attestazione di questa tecnica edilizia nel territorio, al confine tra le aree di influenza di Pisa e di Volterra, molto simile alla tecnica impiegata per le mura di Lucca, erette nel 180 a.C.
Le strutture sono state interpretate come i resti di un complesso sacrale, legato all’uso delle acque salutifere che sfruttava il corso del torrente Giuncaiola: un santuario di confine, molto probabilmente, in cui il ricorso a tecniche edilizie non comuni presuppone la presenza di maestranze specializzate venute appositamente e l’impiego di importanti risorse economiche.
Età romana (I sec. a.C. e il III sec. d.C) deduzione colonia e centuriazione.
Con il I sec. a.C. l’organizzazione del territorio ebbe una svolta netta. A partire dal secondo decennio del I sec. a.C. l’area di Pontedera fu inclusa nell’ager Pisanus e poi, con la deduzione della colonia di veterani Opsequens Iulia Pisana voluta da Ottaviano, il territorio venne diviso in centurie a maglie regolari con modulo di 20 actus (un actus corrisponde a 35,48 m circa), almeno fino al corso dell’Era.
È probabile che la centuriazione dell’ager Pisanus sia da porsi fra il 41 e il 33 a. C. e vada fatta risalire alle assegnazioni di terre per i veterani delle battaglie di Filippi (41 a. C.) o Nauloco (36 a. C.). Della vasta opera di centuriazione sono state individuate diverse sopravvivenze conservate nella rete della viabilità rurale e nel reticolo idrografico, corrispondenti ad un sistema di divisione del territorio a maglie quadrate di circa 710 m per lato (ID 13, 85, 86, 87, 88, 89, 90, 91, 92, 93, 94, 95, 96, 97, 98). Anche la toponomastica conserva diversi toponimi prediali romani, come Agellus (ID 56), Gabbiano (ID 69) e Pedisiano (ID 13).
Nella parte sinistra dell’Era gli studi mostrano una maggior labilità delle tracce centuriali: appare difficile ricostruire con precisone il reticolo, comunque realizzato con una diversa inclinazione da quello individuato sulla sinistra dell’Era, forse per una afferenza del territorio alla colonia volterrana. Grazie al nuovo sistema di regimazione delle acque l’occupazione territoriale romana permetteva un miglior sfruttamento agricolo e una sistemazione di villae, fattorie e insediamenti collegati a medie e piccole aziende agricole per la produzione interna e per il mercato. Al periodo compreso tra il I sec. a.C. e il III sec. d.C. risalgono 44 siti: una concentrazione straordinaria che illustra bene la capillarità della presenza umana e la dimensione del popolamento diffuso di epoca romana (ID 3, 7, 8, 9, 10, 13, 14, 15, 16, 17, 18, 19, 21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 33, 35, 41, 43, 49, 51, 55, 56, 57, 58, 60, 61, 62, 64, 65, 66, 67, 68, 69, 70, 72,73, 74, 75, 76). Non di rado questi insediamenti venivano realizzati su aree precedentemente occupate (ID 7, 8, 9, 14, 18, 21, 22, 33, 35, 56, 58, 60, 62, 64, 66, 67, 69, 70, 73, 74, 75, 76), mentre le fattorie di nuova edificazione andavano a porsi nei pressi dei limites, conformandosi alla regolarità della centuriazione augustea.
La fattoria vinicola della Scafa lungo via Publica Florentia Pisae
Il carattere rurale degli insediamenti appare confermato dai dati di scavo disponibili. L’esplorazione condotta nell’area della Scafa (ID 41) tra il 2010 e il 2011 ha permesso di riportare in luce alcune strutture appartenenti a un edificio di carattere rurale della prima età imperiale con almeno due ambienti.
Ad una seconda fase, forse di II-III sec. d.C., appartiene la realizzazione di una vasca in laterizio con scaletta d’accesso con gradini, interpretato come lacus vinarius, un impianto per la produzione del vino. Il dosso dell’Arno su cui sorse il piccolo insediamento doveva trovarsi molto vicino alla via publica da Pisa a Firenze, che seguiva il corso meandriforme del fiume, come dimostrano i toponimi miliari da Octavo a Cascina, fino al Tredecim nell’area della vicina Calcinaia o i toponimi itinerari, come Tabernulae, conservato nel moderno Tavella.
La Necropoli Augustea in località Le Pescine presso Treggiaia
A un sito di carattere rurale apparteneva anche la piccola necropoli individuata nel corso di una campagna di scavo condotta tra 2003 e 2004 nella località “Pescine” vicino a Fabbri di Treggiaia (ID 49).
Le sepolture a incinerazione erano state deposte in fosse terragne, ciascuna con il proprio corredo, tra cui spiccano diversi unguentari in vetro, insieme ai resti del rogo funebre (ustrina).
Il piccolo sepolcreto utilizzato per due-tre generazioni potrebbe essere ricondotto ad un unico gruppo familiare, che occupava un insediamento posto nelle immediate vicinanze, sorto a seguito della centuriazioni augustea.
Importante il corredo della Tomba IV, costituita da una teca formata da due tegole e chiusa lateralmente da almeno un coppo: comprendeva due importanti balsamari in vetro soffiato unici in Italia.
Età tardoantica
Di diverso tenore appare l’immagine del territorio a partire dall’alto medioevo, quando il sistema di regimazione delle acque e la tenuta del territorio di epoca romana era stato fortemente compromesso, in primis dallo spopolamento generale che caratterizzò la zona – e non solo – dopo il IV sec. d.C.
Certamente al periodo tardoantico seguirono fenomeni di impaludamento e la creazione di bacini lacustri a seguito di ripetute inondazioni causate da incontrollati squilibri idrogeologici. In termini toponomastici la presenza di acquitrini è documentata dalle attestazioni di Gello Putido o Putrido (ID 80), ma anche da Pozzale, nella parte sudorientale di Fornacette. Mentre una carta del 792 riporta il riferimento a una vasta area palustre, chiamata “Ad Mare”, presso il Vico di Appiano, una località a nord di Ponsacco.
Anche le zone boscate dovevano aver riacquisito spazi dopo il massiccio disboscamento e la generalizzata messa a coltura dei terreni in età romana. Prova di una rinnovata presenza di boschi è il toponimo di origine longobardo Travalda (ID 78) derivato dal termine Wald, bosco.
Non da meno la menzione, seppur più tarda – risalente al 1131 – del piccolo monastero femminile di Santa Maria in Selva identificabile con la località Badia tra Gello e Fornacette.
La testimonianza più diretta della presenza longobarda è attestata nel sepolcreto de La Scafa (ID 41). Gli scavi qui condotti hanno messo in evidenza una rioccupazione del sito romano nel VII sec. d.C., riportando in luce una necropoli con 10 inumazioni in fossa, appartenenti a 3 individui sub-adulti e 7 individui di età adulta.
Oltre a La Scafa, gli unici siti che appaiono ancora attivi nel VII sec. d.C. sono Fossa Nuova (ID 51) occupato fin dall’età imperiale, che sembra terminare proprio con il VII sec. d.C., e Podere Casone (ID 56) a Gello, la cui continuità di insediamento potrebbe prolungarsi fino ai secoli centrali del Basso Medioevo.
A partire dal IX secolo la documentazione archivistica permette di integrare le informazioni archeologiche derivate dalle indagini sul campo che, grazie alle ricognizioni, hanno individuato 15 nuclei insediativi (ID 7, 9, 11, 12, 19, 21, 27, 37, 40, 51, 56, 67, 69, 71): una fitta rete insediativa a carattere rurale si sovrappone nella maggior parte dei casi (ad esclusione degli ID 12 e 37) a luoghi abitati in fasi più antiche.
Crediti
Relazione archeologica piano strutturale intercomunale comune di Pontedera. Marzo 2023




Scarica la scheda in PDF