Il medioevo: un ponte e un castello pisano di Frontiera
Nascita di un castello di frontiera
Fig. 1 – Ricostruzione del Castello di Pontedera nel XIV secolo di Adriano Marsili
Planimetria di L. Aringhieri e F. Bardini
La vera storia di Pontedera come la conosciamo inizia nel Medioevo ed è, ancora una volta, legata al suo ponte. Le prime tracce di un ponte sull’Era risalgono al 1099, costruito ancor prima che il borgo fortificato esistesse. Il castello di Pontedera compare ufficialmente nelle cronache nel 1163, come possedimento pisano, e da quel momento diventa il sanguinoso epicentro delle lotte tra le potenze toscane: Pisa, Lucca e Firenze.
La sua storia medievale è un ciclo quasi ininterrotto di battaglie, assedi, distruzioni e ricostruzioni. Nel 1172, i Pisani vi respingono un attacco della coalizione guelfa. Nel corso del XIII secolo, il castello viene conquistato, ceduto con trattati di pace, smantellato e prontamente ricostruito, passando di mano in mano. Questa esistenza turbolenta ha forgiato il carattere della comunità. La città fu più volte saccheggiata, data alle fiamme e spopolata, vittima della sua stessa importanza strategica. Non si tratta solo di un elenco di date, ma della tempra di una comunità costretta a una resilienza straordinaria.
ETA’ MEDIEVALE
Il quadro degli insediamenti dei secoli centrali del Medioevo restituito dalle fonti scritte permette di comprendere ulteriormente le forme insediative. Gli elenchi relativi ai livelli dovuti dai villaggi alle pievi di riferimento restituiscono un panorama costellato di piccoli centri, sovente una rete di curtes, diretti allo sfruttamento delle risorse del territorio.
L’area ricompresa nelle vicinanze dell’incrocio tra Arno ed Era risulta suddivisa tra le pievi di Vico Vitri (Calcinaia), appartenente alla Diocesi di Pisa e Ducenta, della Diocesi di Lucca. La presenza della Diocesi di Lucca a sud dell’Arno è stata ricondotta alla prima espansione Longobarda nei territori sotto la sfera di influenza di Pisa e Volterra, dopo che Lucca era divenuta capitale del Ducato di Tuscia negli anni settanta del VI secolo.
I VILLAGGI ALTOMEDIEVALI NEL TERRITORIO DI PONTEDERA (X SECOLO)
Terra Valda o Travalda: il centro degli Upezzinghi
Negli elenchi dei villaggi legati alle pievi appare di particolare importanza il centro di Travalda (ID 27, 78) attestato sin dall’807 e già citato a proposito del toponimo di origine longobarda. Vi si trovava una villa della Pieve di Ducenta. Il villaggio costituì il centro amministrativo consortile degli Upezzinghi, che possedevano numerosi interessi nella zona e a cui viene ricondotta anche la costruzione del Ponte sull’Era, (ID 82) ricordato da documenti del 1099. All’insediamento di Travalda dovevano appartenere due chiese oggi scomparse: la chiesa di San Michele, attestata dalla fine dell’XI secolo, di cui sono identificabili alcuni resti in prossimità della chiesa della Madonna dei Braccini, e la chiesa di San Tommaso, oggi non rintracciabile.
Pedisciano
Nei pressi dell’abitato di Santa Lucia (ID 79) sorgeva l’insediamento di Pedisciano, sottoposto alla giurisdizione della Pieve di Santa Maria di Ducenta, come si evince da un documento del 993. La chiesetta di Santa Lucia esistente almeno dal XIII secolo era in precedenza dedicata a Santa Margherita.
Gello Putrido e il sinus lagunare paludoso
L’insediamento di Gello (ID 80) è noto da un documento del 993 come Agello, il cui territorio era sottoposto alla giurisdizione della Pieve di Santa Maria di Ducenta. In un documento del 1099 la menzione come Gello Putido o Putrido identifica una presenza idrografica tale da caratterizzare il toponimo del villaggio.
L’INCASTELLAMENTO: MONTE CASTELLO (XII SECOLO)
Il fenomeno dell’incastellamento tra X e XII secolo conta la fondazione di numerosi castelli in tutta la Valdera. Tutti i gruppi familiari possessori di curtes attestate in Valdera diverranno promotori della fondazione di uno o più castelli, ma – sebbene le fondazioni dei castra fossero quasi sempre di matrice laica – la proprietà,in tutto o in parte, dei castelli finì per passare nelle mani dei vescovi e degli abati dei monasteri familiari. Questo stesso percorso sembra essere seguito anche da Montecastello (ID 54), il centro fortificato di crinale sorto sulle colline a controllo della viabilità che collegava Valdarno e Valdera, su spinta della propensione espansionistica verso il Valdarno dei Gherardeschi.
Mons de Castello aveva un villaggio e una chiesa plebana (SS. Andrea, Stefano e Lucia) e apparteneva al piviere di San Gervasio. Il primo documento che cita l’insediamento è un atto di permuta stabilita tra l’abate del monastero di Santa Maria di Serena e Benedetto, vescovo di Lucca, nel 1119, in cui quest’ultimo ricevette alcuni beni situati a Monte Castello. Il Castello, ubicato su un’altura che domina la piana di Pontedera, conserva una planimetria con le mura esterne in laterizio a pianta subcircolare.
LE TERRE NUOVE PISANE: LA FONDAZIONE DEL CASTELLO DI PONTEDERA (XII – XIII SECOLO)
A partire dal XIII secolo la necessità di una presenza sempre più capillare della città di Pisa portò alla creazione di una serie di circoscrizioni denominate Capitanie, una forma di organizzazione e di controllo da parte del governo della città. Le sedi di capitania e dei comuni rurali del territorio pisano furono sia centri preesistenti, castelli o villaggi, ma anche centri di nuova fondazione.Questi ultimi, le Terre nuove, nascono in luoghi strategici dal punto di vista del controllo militare ed economico del territorio, lungo la viabilità principale o nei pressi di ponti, con stilemi urbanistici razionali e con lo scopo di aggregare l’abitato sparso circostante.
La nascita di un nuovo centro fortificato, infatti, non solo aveva motivazioni di controllo, ma anche di riorganizzazione territoriale, andando a sostituire e ad accentrare piccoli centri rurali minori e fungendo da polo aggregatore per la popolazione circostante.ù
Alla fase duecentesca di questo fenomeno corrisponde la fondazione di Pontedera (ID 83).
Un insediamento presso il Ponte sull’Era era noto da un elenco di possedimenti pisani del 1163.
Fig. 3 – Planimetria del Castello di Pontedera nel XVI Secolo.
(Pianta dall’Archivio Storico di Firenze, Capitani di parte guelfa numeri neri, f.719).
Nella bolla di papa Celestino III del 1193, si ha notizia di una chiesa di San Martino di cui è poi ricordato anche un ospedale.
Una prima testimonianza sulla fortificazione di Pontedera risale al 1269: il castello era provvisto di una pieve ed ebbe la funzione aggregatrice per gli abitanti di alcuni villaggi sparsi nei dintorni come Travalda (ID 37, 78) e Tavella (ID 81).
L’accordo stipulato fra i rappresentanti di Pisa e di Firenze, in aggiunta al trattato di pace del 12 luglio 1293, prevedeva che muros et turres et fossata del Castrum Pontis Herae sarebbero stati smantellati.
Nel XIV secolo, di fronte alle minacce che derivavano dall’espansionismo fiorentino si rese necessario il rafforzamento dei confini orientali della zona di influenza della città di Pisa. Fu così che ripresero i lavori di fortificazione di Pontedera: nel 1344 era già stata costruita una palizzata in legno e a partire dal 1346 si cominciò a ricostruire il Castello, i cui lavori si conclusero nel 1354. L’organizzazione urbanistica interna rispettava i canoni dei centri di nuova fondazione, con una grande piazza al centro sulla quale si affacciava il principale edificio ecclesiastico del Castello, l’attuale chiesa del Santissimo Crocifisso.
Del castello resta poco di visibile: una parte delle mura inglobate nelle costruzioni più recenti, ma soprattutto l’impianto urbanistico regolare, tipico appunto delle nuove fondazioni, con la disposizione ortogonale della viabilità interna e l’asse principale est-ovest (l’attuale Corso Matteotti) che collegava le due porte di accesso.
Il Castello aveva quattro porte: Porta pisana a Ovest (ID 40), Porta vecchia a Nord,Porta fiorentina a Est, e una porta meridionale. L’esterno delle mura doveva essere circondato da un fossato di cui si sono conservati piccoli canali fino alla metà del XIX secolo.Nel corso dei lavori di ripavimentazione di Piazza Cavour nel 1992, si rinvennero i resti rasati della Porta Pisana del castello del 1354. Lo scavo ha documentato una struttura quadrata di 7,5 metri di lato in conci di verrucano.
Podcast
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Crediti e biglografia
Fig. 1 e 4 – Adriano Marsili, L. Aringhieri e F. Bardini – Planimetria del Castello di Pontedera nel XIV secolo.
Fig. 2 – ASP Ufficio Fiumi e Fossi – 163 f.1185-85 – Monte Castello nel 1606.
Fig. 3 – Capitani di parte Guelfa – numeri neri, f. 719 – Planimetria del Castello di Pontedera nel XVI Secolo, pianta dell’Archivio storico di Firenze.




