Felice Tribolati, avvocato, giurista e letterato (1834-1898)

Felice Tribolati, avvocato, giurista e letterato (1834-1898)

Felice Tribolati in una foto d’epoca

Pontederese di nascita ma Santopietrino di censo , fu un eccellente letterato, direttore della Biblioteca dell’Università di Pisa e caro amico di Carducci 

Felice Tribolati, nato a Pontedera nel 1831, proveniva da una famiglia importante di avvocati e nobili. Anche se si è laureato in legge a Siena ed è diventato avvocato a Lucca, la sua vera passione era lo studio della letteratura. Era così appassionato che diventò il punto di riferimento di un gruppo di letterati a Pisa, gli “Amici Pedanti“, di cui faceva parte anche il famoso Giosuè Carducci.

La sua produzione letteraria era molto vasta e varia. Ha scritto di ricerche storiche e araldiche, con opere su stemmi delle famiglie guelfe e ghibelline e sulla storia della scherma. Ha anche criticato le novelle di Boccaccio e studiato la letteratura francese del Settecento, in particolare Voltaire. 

Non ha dimenticato nemmeno gli studi sulla sua terra, come il libretto “Notizie storiche di Santo Pietro Belvedere“, un paese a cui era molto legato.

Nel 1885, grazie alla sua grande cultura, fu nominato bibliotecario dell’università di Pisa, ruolo che ricoprì per dodici anni. Tuttavia, la sua mentalità lo rendeva poco propenso ad accettare i cambiamenti dei tempi, portandolo a vivere gli ultimi anni in solitudine, anche se sostenuto da pochi amici stretti. Morì a Pisa il 17 aprile 1898.

Storia di un “Eroe della memoria” pontederese con il cuore a Santo Pietro Belvedere

Preparatevi a un tuffo nel passato, precisamente nel 1831, a Pontedera. Qui sta per irrompere sulla scena un personaggio che lascerà il segno: Felice Tribolati. Non era un tipo qualunque, intendiamoci! Il padre, un avvocato stimato, vantava una discendenza che affondava le radici addirittura in un notaio del vescovo di Firenze. E la madre? Giuseppina Balbiani, la cui famiglia aveva legami persino con Napoleone all’Elba e con l’aristocrazia pisana. Insomma, un albero genealogico da capogiro, una vera e propria ragnatela di influenze e connessioni che ne ha plasmato il destino!

Ma Felice non è il classico secchione che sta sempre sui libri. Certo, ha studiato legge a Siena e Lucca, perché il papà ci teneva tanto. Ma il suo vero amore? La letteratura! Anche se si è trovato a fare l’avvocato per necessità economiche, le sue arringhe erano così belle che sembrava di ascoltare poesie, tanto da fargli guadagnare un soprannome: “ruvidi panni ricamati in seta”. Pensate che gli diedero persino il patriziato di San Marino per la sua bravura!

Però, oltre ai libri e al tribunale, Felice aveva un luogo speciale nel cuore: Santo Pietro Belvedere. Lì, da bambino, si sentiva a casa, in mezzo ai suoi amici contadini. Un suo cognato, il professor Francesco Buonamici, ha raccontato che per Felice tornare lì era “divagamento, diletto, riposo”. E tra i suoi amici più cari, c’erano Alamanno Ciardi e il dottor Vieruccio Vierucci, il medico del paese.

 

A spiegare il legame con Santo Pietro Belvedere frazione di Capannoli ci pensa il cognato di Tribolati, l’illustre professore Francesco Buonamici:

“I Tribolati erano discesi a Pontedera dalle liete colline che da due lati fanno cerchio a Pisa. Sul culmine di una di queste una volta s’innalzò il castello di Santo Pietro, dipoi in luogo di esso furono fabbricate case e ville; ove è fama dimorasse il Tronci e compilasse la cronaca pisana. Ancor che di là spatriati, poiché conservaronvi alcune proprie terre, i Tribolati ebbero l’uso di tornarvi di quando in quando. La villeggiatura dell’autunno ne era l’occasione. Per Felice cotesti ritorni e coteste dimore furono in tutta la vita divagamente diletto riposo. Vi ritrovava le grate memorie dell’infanzia e tutti i paesani, schietti amici”.

 

Per questo suo “luogo del cuore” scriverà nel 1896 “Notizie storiche di Santo Pietro” per raccogliere fondi a beneficio della Società Filarmonica del paese. .

 

Il caffè dell’Ussero e l’amicizia con Carducci

Poi la famiglia si trasferì a Pisa, una città più adatta agli affari e allo studio. E qui Felice diventò il centro di un gruppo di giovani menti brillanti. Vi dicono qualcosa nomi come Giosuè Carducci, Giuseppe Chiarini, Ottaviano Targioni Tozzetti? Sì, proprio loro! Si ritrovavano al leggendario Caffè dell’Ussero, un posto pieno di storia, dove si parlava di tutto, dalla politica (ovviamente, si sognava l’indipendenza italiana!) alla letteratura.

E a volte si spostavano direttamente a casa di Felice, dove il Carducci leggeva le sue prime poesie. Immaginate l’atmosfera! 

Felice Tribolati era un vulcano di idee. Ha scritto un sacco di cose, dalle ricerche storiche sulla nobiltà (è diventato un’autorità in materia, persino la corte araldica di Berlino lo riconobbe!) alla storia della scherma, dagli stemmi dei Guelfi e Ghibellini a un libro intitolato “Il blasone nella Divina Commedia“. Era anche un grande critico delle novelle del Boccaccio e un appassionato della letteratura francese, soprattutto di Voltaire. Ma non si limitava agli studi accademici. Scrisse anche dei romanzi, come “I crepuscoli pisani”, dove raccontava la storia di Camilla del Lante, un’eroina dell’assedio di Pisa. E non dimentichiamo il suo libretto sulle “Notizie storiche di Santo Pietro”, scritto per l’amico dottor Vierucci e venduto a soli 30 centesimi!

 
Bibliotecario all’Università di Pisa (1885-1897)

La sua vasta cultura non passò inosservata. Nel 1885, il rettore dell’Università di Pisa, il professor Emilio Teza, lo nominò  bibliotecario. Così, per dodici anni, Felice si trovò tra i suoi amati libri, trovando finalmente un po’ di pace. Però, come spesso accade ai grandi spiriti, Felice faticò ad accettare i cambiamenti del suo tempo. Era un idealista, e il mondo che evolveva lo rendeva un po’ malinconico. Molti amici si allontanarono, tranne qualche intimo come il dottor Vierucci. Morì a Pisa il 17 aprile 1898, dopo una lunga malattia.

Felice Tribolati, un uomo che ha dimostrato come la passione per lo studio e la cultura possa unire le persone e lasciare un segno indelebile. Un avvocato, certo, ma soprattutto un letterato, un amico e un punto di riferimento per tante menti brillanti della sua epoca.

Cariche ed onoreficenze
  • Cavaliere ufficiale della Corona d’Italia
  • cavaliere di S. Maurizio e Lazzaro, e del S. M. O. ordine Gerosolimitano,
  • Ufficiale dell’Accademia di Francia coll’insegna delle Palme,
  • Corrispondente della Consulta araldica del Regno
  • Consigliere della R. Accademia araldica italiana,
  • Segretario della R. Accademia Alfea di Pisa
  • Socio corrispondente della R. Accademia Colombaria di Firenze
  • Socio corrispondente della R. Accademia lucchese di scienze, lettere ed arti
  • Socio onorario dell’assemblea di storia patria di Palermo
  • Membro della deputazione della R. Accademia di belle arti di Pisa e della Commissione conservatrice dei monumenti ed oggetti d’arte della provincia di Pisa”.
Opere letterarie

Tra i suoi scritti si segnalano:

  • Il Voltaire e l’Italia (1860)
  • Sull’epistolario italiano di Voltaire accademico della Crusca (1878)
  • I crepuscoli pisani (1871)
  • Sul giuoco del Mazzascudo o Giuoco del Ponte (1877)
  • Notizie storiche di Santo Pietro (1896)
  • Il blasone della Divina Commedia (1882)
  • Giovanni Carmignani (1878)
  • Lord Byron a Pisa (1874)
  • Gli stemmi pisani (1874)
  • Diporti letterari sul Decamerone (1873)
  • Saggi critici e biografici (1891)
  • Conversazioni con Giovanni Rosini (1898)
Bibliografia
  • Scripta Manent Autori ed opere di una Valdera da riscoprire, a cura di Moreno Bertini, CLD libri, 2009

“…Scripta Manent, autori ed opere di una Valdera da riscoprire”, una galleria di personaggi straordinaria che ancora oggi emoziona. Autori nostrali o uomini che per diletto o ventura hanno scritto della nostra bella terra. Tra di loro troviamo Felice Tribolati pontederese di nascita e “santopietrino per censo…”. 

(Michele Quirici, studioso storia locale ed editore)

  • F. Ceragioli, Un amico pisano di Paolina Leopardi: Felice Tribolati, in Leopardi a Pisa, Milano, Electa, 1997
  • F.Tribolati, Notizie storiche di Santo Pietro (Pisa), Pontedera, Tagete Edizioni, 2007
  • T. Teja Leopardi, Pasquale Landi, Alessandro D'Ancona, Lettere agli amici pisani Felice Tribolati, a cura di A. Panajia e M. Curreli, Pisa, Ets, 1998
  • M.Quirici "Tribolati, la grande penna che lasciò il segno", articolo su La Nazione

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