Eusebio Valli, medico e viaggiatore (1755 – 1816)
Pioniere della vaccinazione e della medicina sperimentale
Autopresentazione di Eusebio Valli
Amici! Fratelli nel sapere! Ascoltate la voce di Eusebio Giacinto Valli!
Io nacqui in Toscana nel 1755 a Casciana Alta ma da padre medico di Ponsacco , e la mia vita intera fu la dimostrazione che la Scienza non è solo studio, ma una avventura audace che esige spirito di sacrificio. Nonostante le difficoltà economiche e la perdita dei genitori, mi laureai a Pisa nel 1783, ma il mio spirito mi spinse oltre i confini italiani.
Fu a Smirne, nel 1784, sotto l’ombra funesta della peste, che ebbi l’intuizione: il contagio si propagava per contatto diretto! Suggerii allora, con ardore rivoluzionario, l’inoculazione del vaiolo come difesa, scrivendo la mia “Memoria sulla peste di Smyrne del 1784”.
Fui un viaggiatore infaticabile dalla Turchia all’India, dove servii come medico di reggimento a Pondichéry nel 1786. Ma il mio vero campo di battaglia fu il laboratorio. Fui un pioniere della medicina sperimentale, anticipando la vaccinazione moderna e persino il grande Pasteur nella profilassi della rabbia.
Giovani, ascoltate l’atto di fede! A Costantinopoli, nel 1803, compii un gesto incredibile: per studiare l’immunità crociata, osai l’impensabile: mi autoinoculai un composto “pestoso-vaioloso”!
Ma il destino mi attendeva a Cuba. Nel settembre del 1816, dove imperversava la febbre gialla, presi la suprema e fatale decisione. Con coraggio consapevole e ammirevole, mi auto-iniettai i germi di quel morbo per studiarne gli effetti. Quel gesto mi fu fatale: morii a sessant’anni.
Ma il mio spirito di sacrificio per l’umanità è il faro che, spero, continuerà a illuminare le vostre generazioni.
Immaginate un’epoca in cui la scienza era un’avventura audace e la medicina, più che mai, richiedeva coraggio e spirito di sacrificio. In questo scenario, tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, visse un uomo straordinario: Eusebio Giacinto Valli.
Nacque a Casciana Alta, un piccolo borgo in provincia di Pisa, nel 1755, in una famiglia di Ponsacco profondamente legata alla medicina. Suo padre, Giuseppe Valli, era un medico, e sua madre, Anna Maria Jacoponi, proveniva da una famiglia nobile. Fin da piccolo, la strada di Eusebio sembrava segnata, anche se non fu facile. Dopo la laurea in medicina a Pisa nel 1783, ottenuta superando difficoltà economiche e la perdita dei genitori, Valli iniziò a operare come primario in diverse città italiane.
Ma la sua sete di conoscenza e il desiderio di combattere le malattie lo spinsero ben oltre i confini dell’Italia. Nel 1784, si trovò a Smirne, colpita da un’epidemia di peste, un’esperienza che descrisse nella sua opera Memoria sulla peste di Smyrne del 1784. Fu qui che intuì che il contagio avveniva principalmente per contatto diretto, e già allora suggerì l’inoculazione del vaiolo come possibile protezione contro la peste, notando che chi aveva i “germi del vaiolo” era meno vulnerabile alla peste o ne subiva un impatto minore.
I suoi viaggi continuarono: dopo Smirne, visitò Costantinopoli, diverse città dell’Asia Minore, la Grecia e persino l’India, dove giunse nel 1786 come medico di reggimento a Pondichéry.
Tornato in Toscana, Valli si immerse in studi che lo portarono a confrontarsi con le menti più brillanti del suo tempo. Fu fortemente influenzato da Luigi Galvani e Alessandro Volta. Le pubblicazioni di Galvani sull'”elettricità animale” (o bioelettricità) lo affascinarono a tal punto da “impedirgli di dormire per molte notti”. Valli si schierò apertamente a favore di Galvani nella disputa con Volta sull’esistenza di un “fluido elettrico” negli animali. Divenne un vero e proprio ambasciatore di questa teoria in Europa, tenendo conferenze e pubblicando articoli in città come Losanna, Parigi e Londra.
Nel 1793, pubblicò il voluminoso “Esperimenti sull’elettricità animale”, un’analisi fondamentale del galvanismo. Quando Volta, in seguito, inventò la pila voltaica, Valli rimase fedele a Galvani, definendo l’elettricità nei metalli di Volta “elettricità immaginaria”.
Ma Valli non fu solo uno scienziato teorico. La sua passione per la medicina sperimentale lo portò a condurre esperimenti audaci sui vaccini. È considerato un anticipatore della vaccinazione. Non solo si interessò al vaiolo, ma anche alla rabbia. Le sue ricerche sulla rabbia lo videro sperimentare con la saliva di cani idrofobi trattata con succo gastrico di rana, riuscendo a curare un bambino a Pisa. Per questi studi, è stato in passato considerato un precursore di Louis Pasteur nella profilassi della rabbia.
Il suo percorso lo portò anche a indagare altre temibili malattie. Nel 1799, fu a Corfù per studiare le febbri che decimavano i soldati, e nel 1803, durante un nuovo focolaio di peste a Costantinopoli, compì un gesto incredibile: per studiare la capacità del vaiolo di attenuare l’agente della peste, si inoculò entrambi i “miasmi” con un composto “pestoso-vaioloso“. Ne uscì indenne, seppur con postumi.
All’inizio dell’Ottocento, il suo cammino lo portò in Egitto, Turchia, Dalmazia, e Spagna, sempre alla ricerca di risposte mediche. La sua ultima, drammatica, missione fu a Cuba, dove la febbre gialla imperversava, colpendo soprattutto i più poveri. Nel marzo del 1816, raggiunse New York, dove la malattia era endemica, per poi spostarsi all’Avana a settembre.
Qui, con un coraggio consapevole e ammirevole, Eusebio Valli decise di auto-iniettarsi alcuni germi della febbre gialla per studiarne meglio gli effetti. Purtroppo, questo gesto gli fu fatale. Morì a sessant’anni, il 24 settembre 1816, all’Avana.
La sua grandezza morale fu immediatamente riconosciuta. Eusebio Valli è sepolto nel grande Cimitero Monumentale “Cristobal Colon” (Cristoforo Colombo) de L’Avana. Sulla sua tomba, un’epigrafe lo ricorda in modo toccante: “Victima de su amor à la humanidad“. È un tributo perfetto a un uomo che dedicò la sua vita, e alla fine la sacrificò, per la scienza e per l’amore dell’umanità.
A Eusebio Valli sono dedicate strade e piazze in Toscana, e due grandi targhe marmoree lo ricordano nella sua casa natale a Casciana Alta e nella casa paterna a Ponsacco. La sua eredità scientifica e il suo esempio di dedizione continuano a vivere.
All’inizio dell’Ottocento, il suo cammino lo portò in Egitto, Turchia, Dalmazia, e Spagna, sempre alla ricerca di risposte mediche. La sua ultima, drammatica, missione fu a Cuba, dove la febbre gialla imperversava, colpendo soprattutto i più poveri. Nel marzo del 1816, raggiunse New York, dove la malattia era endemica, per poi spostarsi all’Avana a settembre.
Qui, con un coraggio consapevole e ammirevole, Eusebio Valli decise di auto-iniettarsi alcuni germi della febbre gialla per studiarne meglio gli effetti. Purtroppo, questo gesto gli fu fatale. Morì a sessant’anni, il 24 settembre 1816, all’Avana.
La sua grandezza morale fu immediatamente riconosciuta. Eusebio Valli è sepolto nel grande Cimitero Monumentale “Cristobal Colon” (Cristoforo Colombo) de L’Avana. Sulla sua tomba, un’epigrafe lo ricorda in modo toccante: “Victima de su amor à la humanidad“. È un tributo perfetto a un uomo che dedicò la sua vita, e alla fine la sacrificò, per la scienza e per l’amore dell’umanità.
A Eusebio Valli sono dedicate strade e piazze in Toscana, e due grandi targhe marmoree lo ricordano nella sua casa natale a Casciana Alta e nella casa paterna a Ponsacco. La sua eredità scientifica e il suo esempio di dedizione continuano a vivere.
Bibliografia
Eusebio Valli (1755-1816) : una vita per la ricerca scientifica, Associazione Amici della Musica Ponsacco, stampa Ponsacco 2003
Crediti
Ricostruzione a colori di ritratto e scene di Eusebio Valli con AI generativa: © Marco Citi
Ritratto di Eusebio Valli tratta da “Ponsacco Mille anni di storia” Ponsacco 1976






