Comune di Bientina

Bientina: il palio, San Valentino e il controllo delle acque. Una storia millenaria di resilienza.
Un borgo e un territorio custodi della memoria di un lago scomparso 
La  storia di Bientina e dei suoi abitanti è un po’ come  un fiume in piena, sempre in movimento, sempre a cambiare. Hanno dovuto fare i conti con l’acqua in tutti i modi possibili: a volte troppa, a volte troppo poca, ma sempre lì a dettare legge. 
E sai una cosa? Ci sono sempre riusciti, fin dalla notte dei tempi, dimostrando una forza d’animo incredibile. Proprio come i fantini in corsa al Palio riescono con le redini a controllare i loro  cavalli! 

Pensa che già nel 1000 a.C., erano ingegnosi e costruirono un grande villaggio su palafitte. Sì, hai capito bene, case sull’acqua!

Questo perché l’Arno e l’Auser, un vecchio ramo del Serchio facevano un po’ quello che volevano, esondando e unendosi proprio lì vicino. Poi sono arrivati gli Etruschi e i Romani, che hanno saputo “domare le acque” e creare ricchi insediamenti agricoli.

Arriva il Medioevo, e con esso un lago enorme, il Lago di Sesto, che trasforma tutto in una palude. Addio agricoltura, benvenuti pescatori! La gente di Bientina si è reinventata, sviluppando una vera e propria “cultura delle acque”. Ha imparato a vivere con il lago, a capirlo, a sfruttarlo. E poi, un altro colpo di scena! Con i Medici che rettificano l’Arno e il Granduca di Toscana che bonifica il lago nel 1863, si torna alla terra. Un cambiamento così grande che persino lo stemma del comune è cambiato: via la tinca (un pesce), benvenute le spighe di grano!

Oggi, se vai a Bientina, puoi ancora vedere le tracce di tutta questa storia: torri e mura medievali raccontano del vecchio castello. E intorno, una natura pazzesca con riserve come Bosco Tanali e le Cerbaie, ma anche tradizioni che sanno di antico, come la festa del “Valente guaritore” San Valentino Martire, il loro santo patrono protettore, invocato contro gli Indemoniati e le inondazioni e il Palio delle contrade, una festa che racchiude tutta la loro identità. Insomma, un luogo dove la storia, la forza della tradizione e la natura si incontrano, creando un mix davvero unico.

Personaggi illustri di Bientina

Bientina, con la sua storia ricca e affascinante, ha dato i natali a figure di grande rilievo culturale e artistico.
Tra questi spiccano VITTORIO BERNARDI un funzionario pubblico e storico d’arte promotore delle prime scoperte archeologiche nella piana di Bientina e JOHN WILLIAM POLIDORI, medico e scrittore inglese di padre Bientinese, inventore del primo romanzo gotico sui vampiri.

Storia degli insediamenti nella valle del Bientina

Le origini

Il territorio fu abitato fin dal paleolitico medio nelle colline delle Cerbaie. Insediamenti stabili sono attestati alla fine dell’età del bronzo: nell’area dell’ex lago di Sesto, in località Fossa 5 sono state rinvenute tracce di un esteso villaggio di capanne su palafitte lungo gli antichi rami dell’Auser.

La valle del Bientina già in età etrusca arcaica diventò un’importante via di comunicazione fra la Valdera, il Valdarno e Volterra e i territori etruschi della Padania.
Lo attestano i numerosi ritrovamenti esposti al Museo di Storia Antica di Bientina e al Museo nazionale di Villa Guinigi a Lucca.

In età romana il territorio appartenne all’ager della colonia di Luca, fu centuriato per regimare le acque dell’Auser (Serchio) e vi furono insediate numerose fattorie agricole.

La fondazione del castello di Bientina (1179)

La prima menzione storica del paese di Bientina dal latino “Bis antes”, cioè “due siepi” per alcuni, dal gentilizio etrusco “Plitine” secondo altri – risale al 793 d.C., quando Saximondo di Gumberto, diacono, concesse a Giovanni, Vescovo di Lucca, una porzione di terreno nel Monastero di Sant’Andrea in luogo di Bientina.

Nell’anno 1117, un’antica pergamena ci narra di un evento significativo: il Marchese di Toscana Robodone cedette il suo castello, con tutte le terre circostanti e i diritti signorili, all’Arcivescovo di Pisa.
Alcuni decenni più tardi, nel 1178, l’Arcivescovo pisano Ubaldo, desideroso di porre fine alle continue dispute con Lucca e di unire gli abitanti del territorio tra il Monte Pisano e la sponda sud-ovest del Lago di Sesto, ordinò ai Bientinesi di stabilirsi in un luogo specifico a oriente del ponte che attraversava il fosso Cilecchio.

L’anno seguente, il 25 febbraio 1179, i consoli di Bientina, insieme a centoventi concittadini, giurarono fedeltà all’Arcivescovo e si impegnarono a trasferirsi nel luogo designato. A questo periodo risale l’edificazione del castello con le sue torri, molte delle quali sono ancora visibili oggi, testimoni silenziose di un passato glorioso: la Torre della Mora, la Torre del Giglio, la Torre del Belvedere e la Torre del Tessitori.

Nel corso dei secoli XIII e XIV, Bientina fu contesa tra Lucca e Pisa, fino a quando, nel 1402, si sottomise al dominio fiorentino. L’ultimo assedio si verificò nel 1505, durante la cosiddetta guerra di Pisa, quando la città fu attaccata dai Pisani, sostenuti da 1.500 fanti spagnoli. Tuttavia, i difensori riuscirono a respingere gli invasori. In riconoscimento della loro fedeltà, il Senato fiorentino concesse a Bientina importanti privilegi economici e fiscali, conferendole anche l’appellativo di “Bientina Fiorentina”.

Nel 1699, una sontuosa cerimonia segnò l’inizio del culto di San Valentino, le cui spoglie erano giunte dalle catacombe di San Callisto, lungo l’antica Via Appia. Il santo, grazie ai numerosi miracoli attribuitigli, acquisì rapidamente una fama straordinaria, tanto che nel 1717 lo stesso Gran Principe di Toscana Gian Gastone de’ Medici venne a venerarne le spoglie. Un simile omaggio fu reso al santo anche negli anni 1766 e 1768 dal Granduca Pietro Leopoldo di Lorena. 

Con la scomparsa di Gian Gastone nel 1737, la dinastia Medicea si estinse e la Toscana passò sotto il dominio dei Lorena. Con Pietro Leopoldo ebbero inizio i primi interventi di bonifica e di regimazione idrografica della complessa rete fluviale della zona; questi lavori furono completati da Leopoldo II (1824-1859), durante il cui governo il Lago di Bientina fu prosciugato. Ciò fu possibile grazie alla costruzione del Canale Emissario e della “Botte”, un’imponente opera di ingegneria idraulica dell’ingegnere Alessandro Manetti che consentiva il passaggio delle acque sotto l’alveo dell’Arno.

Dopo la fine della dinastia Lorenese, Bientina entrò a far parte del Regno d’Italia e ne seguì le vicende fino al referendum istituzionale del 1946, quando i Bientinesi votarono a stragrande maggioranza per la Repubblica.

Il Mastio e la Torre Civica: un centro culturale per la comunità

Facendo un salto temporale importante, nel quale la torre è passata ad essere utilizzata per svariate funzioni sia private che pubbliche, la torre civica originaria del castello fu parzialmente distrutta dagli eventi bellici dell’ultima guerra mondiale.

Dai primi anni ’90 fino ad oggi la Torre è stata sottoposta ad una serie di interventi importante di recupero e restauro totale molto impegnativo che ha cercato di riconfigurare l’aspetto architettonico allo stato originale.

Oggi è un centro culturale e identitario importante per i cittadini. Al suo interno sono stati allestiti tre spaziosi locali. Al Piano Terra un’ampia sala per riunioni e convegni, al 1° piano è stata collocata la Biblioteca comunale che comprende più di 3.000 volumi con l’archivio storico del Comune, che va dal 1402 al 1866. L’ archivio comprende anche alcune sezioni contenenti gli archivi privati di alcune famiglie importanti di Bientina, attualmente estinte come i Cosci e i Gerini.

Al 2° piano  sarà la sede definitiva  del nuovo Museo di Storia Antica e del territorio di Bientina

Il Museo di Storia Antica e del territorio “Vittorio Bernardi” : una nuova concezione museale

Progettazione scientifica: Dott. archeologo Fabrizio Burchianti

Il riallestimento del Museo di Storia antica di Bientina, mira a trasformare il complesso storico del mastio e della torre civica in un centro culturale più inclusivo e significativo per la comunità, valorizzando la storia e il patrimonio locale adottando una nuova metodologia museale.

Valorizzazione del Territorio come Paesaggio Culturale
Il progetto pone l’accento sulla comprensione del territorio di Bientina non solo come ambiente fisico, ma come “paesaggio culturale” ovvero uno spazio plasmato dall’interazione tra uomo e ambiente nel corso della storia. Il territorio in questo senso va interpretato non solo come insieme delle interazioni tra ambiente e uomo ma più propriamente come paesaggio culturale, cioè quale forma visibile della storia, come lo spazio in cui le risorse culturali e ambientali vengono continuamente conservate, trasformate e vissute.

Approccio Diacronico e Inclusivo
Il percorso museale è concepito in modo diacronico, partendo dalla preistoria fino al medioevo, per raccontare l’evoluzione del territorio. L’obiettivo è raggiungere un pubblico ampio, inclusi studenti, visitatori occasionali e persone con disabilità.

Centralità della Comunità
Il museo mira a diventare un “museo di comunità”, un luogo di ritrovo e un simbolo identitario per la popolazione locale, in sinergia con la biblioteca civica.

Museologia Critica
Il progetto adotta una museologia critica, che sposta il focus dal singolo reperto al contesto territoriale, storico e sociale in cui questo si inserisce. Si evita così un’interpretazione “ortodossa del senso applicata ai reperti museali” citando Jacques Hainard secondo cui “l’oggetto non è la verità di niente. Polifunzionale prima, polisemico poi, non prende senso se non è inserito in un contesto”.

Le Origini del Museo

L’idea di un museo del territorio è stata lanciata da Vittorio Bernardi, un vero e proprio “Eroe della Memoria”, protagonista dalla metà del secolo scorso delle ricerche sul territorio.

Funzionario della Soprintendenza e Ispettore Onorario dei Monumenti, uomo di cultura, appassionato ricercatore e divulgatore che per primo aveva intuito il potenziale archeologico celato nell’antico alveo del Lago di Sesto.

Il percorso museale in 10 sezioni:
  1.  Vittorio Bernardi. Introduzione alla storia della ricerca archeologica, con un omaggio a Vittorio Bernardi.
  2. Preistoria con reperti litici e la comparsa dell’uomo nel contesto naturale.
  3. Età del Bronzo e del Ferro, con focus sul villaggio palafitticolo di Fossa 5 e i suoi reperti.  “L’estensione dell’abitato di Fossa 5 appare particolarmente vasta nell’ambito dei siti del Bronzo Finale della Toscana centro occidentale”
  4. Il Lago di Sesto e il suo contesto naturale, con ricostruzioni grafiche del paesaggio antico.
  5. Insediamenti etruschi arcaici nella piana di Bientina, con focus su Fossa 2, Podere 55, e i loro reperti (ceramica di bucchero, secchiello in legno, pozzo).
  6. Necropoli etrusche arcaiche, con reperti da Podere 54 (cinerari, fibule, orecchini, ambra, ceramica attica).
  7. Elmo etrusco del Bientina, con approfondimenti sull’armamento etrusco.
  8.  Sepolcreto di Isola (1929), con il grande cratere attico come protagonista. “L’esposizione delle due tombe rinvenute a Isola nel 1929 è senza dubbio una delle principali acquisizioni del nuovo percorso museale.”
  9. L’Età Romana, con informazioni sulla centuriazione e l’occupazione del territorio.
  10. I castelli medievali, con un focus sul Castello di Bientina e sul castello di Isola. 
Reperti chiave del Museo 

Fossa 5: Numerosi frammenti ceramici, fuseruole, e altri manufatti dell’Età del Bronzo e del Ferro.
Podere 54: Corredi funerari etruschi, tra cui vasi cinerari, fibule, orecchini in oro, ambra, lekythos attica
Elmo del Bientina: Un elmo in bronzo di tipo Negau.
Podere Isola: Cratere attico di IV sec. a.C. con scene dionisiache..
Botronchio: Monete e strumenti di epoca romana.

Storia del lago di Sesto

Il Lago di Bientina, un tempo il più esteso della Toscana con circa 40 km² di superficie, era il cuore pulsante di un’intera comunità. Per secoli, Bientina fu un “castello di pescatori” e visse grazie alle sue risorse vitali, come la pesca, la caccia e i trasporti, sviluppando una peculiare “cultura idraulica”.

Per approfondire la Storia del lago di Sesto ti consigliamo questo libro:
Zagli, Andrea. Il Lago e La Comunità. Storia Di Bientina Un «Castello» Di Pescatori Nella Toscana Moderna. Edizioni Polistampa, 2001.

Il Lago di Bientina, è un lago che non esiste più. Fino a metà dell’Ottocento, questo grande lago occupava la zona tra Lucca e il fiume Arno. Immaginatevi un ambiente un po’ selvaggio e difficile da gestire, ma anche ricco di risorse per chi ci viveva vicino. Questo lago era un vero e proprio ecosistema complesso, con un mix di acqua, terra e vegetazione. Era un luogo perfetto per capire come l’uomo ha cambiato il suo rapporto con l’ambiente nel corso dei secoli, e quanto fosse importante, per la sopravvivenza, sfruttare le risorse naturali. La comunità di Bientina, fin dal Medioevo, aveva un legame speciale con questa zona umida. Anche se una parte del lago era “di Lucca”, la parte “fiorentina” apparteneva proprio agli abitanti di Bientina, era un bene di tutti, di chi era nato lì. Quindi, in questo racconto, i veri protagonisti sono il lago e la comunità di Bientina. Le loro storie si intrecciano, toccando l’economia, la vita sociale, le famiglie e persino l’identità culturale. In questo libro, si è deciso di raccontare la storia dal basso, usando documenti d’archivio, per far emergere la vita di quelle persone di tanto tempo fa: pescatori, contadini e anche le piccole élite locali. Questa “cultura dell’acqua” e il particolare ambiente del lago hanno iniziato a cambiare profondamente molto prima che si decidesse di bonificare l’area.  La scomparsa del lago, a metà Ottocento infatti, fu l’atto finale di un processo lento e combattuto che ha trasformato la vita di Bientina già dalla fine del ‘700.

La bonifica del lago di Sesto: un’opera Titanica (1853-1863)

Immaginate un lago che, per secoli, ha dominato il paesaggio tra Lucca e l’Arno, un ambiente selvaggio e generoso allo stesso tempo. Fino alla metà dell’Ottocento, questo era il Lago di Sesto o Bientina.
Ma i tempi cambiano, e con essi le esigenze delle popolazioni. Così, a partire dal 1853, si decise di prosciugarlo definitivamente, in un’impresa che ha dell’incredibile!
Il protagonista di questa storia è un ingegnere visionario: Alessandro Manetti.

Fu lui a ideare e dirigere la costruzione de “La Botte”, un’opera idraulica maestosa che avrebbe cambiato per sempre il destino del lago. Pensate che Manetti, riutilizzando in parte un canale già esistente (il Canale Imperiale), scavò un nuovo canale emissario nel 1853.

Ma la vera genialità sta nel sistema a sifone: questo canale, infatti, passa ancora oggi sotto il fiume Arno attraverso una galleria sotterranea e sfocia direttamente nel mare, tra Calambrone e Livorno.

Un vero capolavoro di ingegneria per l’epoca!

I lavori furono portati avanti con grande impegno dall’ingegnere Francesco Renard e terminarono ufficialmente nel 1863.

 

Scarica la scheda della “Botte” di Alessandro Manetti

Itinerari Natura nel territorio di Bientina

Riserva di Bosco Tanali

Il Bosco di Tanali è uno degli ambienti naturali più pregevoli e meglio conservati dell’intero Alveo dell’Ex Lago di Bientina, in quanto racchiude in sé quegli ormai rari biotopi palustri che caratterizzavano il paesaggio del Padule di Bientina, sino alla seconda metà del XIX secolo.

C’è un angolo speciale in Toscana, sul lato ovest del Padule di Bientina, proprio dove il Monte Pisano si tuffa nella pianura: è il Bosco Tanali. Non è un bosco qualsiasi, ma una Riserva Naturale Regionale, istituita nel 1995, che si estende per circa 153 ettari.
Immagina un mosaico di ambienti diversi e preziosi: dai prati umidi che ogni tanto si allagano, ai fitti canneti e boschi di ontano nero, fino a piccoli specchi d’acqua. È un ecosistema unico, un vero paradiso per piante e animali, anche se purtroppo sempre più raro.
P
ensare al passato di quest’area è come fare un tuffo nella storia. Un tempo qui c’era il Lago di Bientina, o Lago di Sesto, un vasto bacino d’acqua che collegava i Monti Pisani e le Colline delle Cerbaie. Il prosciugamento del lago, iniziato nel 1853, ha cambiato radicalmente il paesaggio, e l’agricoltura intensiva ha purtroppo ridotto la ricchezza di specie che un tempo prosperavano. La gente di Bientina, che viveva di pesca e lavorazione delle erbe palustri, ha visto quasi scomparire la sua cultura legata al lago, e oggi sono in pochi a ricordare quelle antiche tradizioni.

Eppure, il Bosco Tanali resiste: qui puoi trovare piante rarissime: dal piccolo Galium palustre alla maestosa felce florida (Osmunda regalis). Camminando, potresti imbatterti nel magnocariceto, con i suoi grossi ciuffi di sarello che offrono rifugio a campanellini maggiori e Stachys palustris, o nel canneto palustre, un regno della cannuccia e di piante rampicanti come la dulcamara. E nei canali, se sei fortunato, potrai ammirare l’erba scopina, l’erba vescica e il morso di rana, idrofite ormai quasi introvabili altrove. Senza dimenticare la Ludwigia palustris, una pianta inserita nella lista rossa italiana.

Il Bosco Tanali è anche un paradiso per gli uccelli. Grazie alla varietà di ambienti, è facile avvistare tantissime specie: dal piccolo Pendolino che costruisce nidi incredibili, alla Cannaiola e al Cannareccione, che ci visitano durante la migrazione. In inverno, il Migliarino di palude si unisce alla festa, mentre l’Usignolo di fiume è un residente fisso. E se sei davvero fortunato, potresti scorgere un Airone cenerino, una Garzetta, o persino un Airone rosso. Ci sono stati avvistamenti eccezionali, come un gruppo di 17 Cicogne bianche o un Fenicottero, che rendono l’idea di quanto sia vivace questo luogo.

Se ti va di esplorare, puoi unirti a una delle escursioni e visite guidate, disponibili da ottobre a maggio. Ci sono percorsi pensati per tutti: dalle scuole ai gruppi di adulti. Camminerai lungo gli argini, attraversando boschi e canneti, fino a un capanno per l’avvistamento degli uccelli, un punto perfetto per osservare la fauna senza disturbarla.

E se vuoi approfondire, il Centro di Educazione Ambientale di Bientina, dal 1999, offre supporto didattico con strumenti scientifici e una biblioteca ricca di informazioni. Un’esperienza che ti farà scoprire la bellezza nascosta di questo angolo di Toscana.

Bosco delle Cerbaie di Bientina

La parte bientinese delle Colline delle Cerbaie è un territorio compreso nella Rete europea Natura 2000, che ospita habitat e specie importanti e paesaggi suggestivi. 

Nella parte alta delle colline troviamo boschi termofili di cerro, roverella e pino marittimo; nei vallini invece dominano i boschi igrofili di ontani, carpini, noccioli. Il variegato sottobosco è formato da agrifogli, viburni, corbezzoli, eriche e ginestre. 

Grazie al clima umido e fresco, oltre a alberi comuni (ontani, querce, abeti bianchi), sopravvivono piante rarissime come la “Drosera rotondifolia”, una pianta carnivora dell’Era Glaciale e la “Osmunda Regalis”, una pianta tipica dei climi tropicali risalente a circa 10 milioni di anni fa.

La fauna è quella tipica dei boschi e delle macchie toscane: è possibile incontrarvi tassi, istrici, scoiattoli, volpi e, tra gli uccelli, picchio verde, picchio rosso, succiacapre, poiana, upupa, cuculo, ghiandaia. 

L’area delle Colline delle Cerbaie rientra nella Rete Europea Natura 2000 ed è attualmente designata come ZSC (Zona Speciale di Conservazione) ai sensi della Direttiva CEE 43/92 “Habitat”.

Monumenti

Piazza Vittorio Emanuele II 

Piazza principale antistante la Pieve di Santa Maria Assunta ed il municipio. Un tempo chiamata Piazza Grande, è la pizza principale di Bientina e il luogo dove si svolge ogni anno il Palio delle Contrade.

Pieve di Santa Maria Assunta (XIV sec.)

Posta all’interno del castello, è attestata dal 1326 nel piviere di Calcinaia. Ottenne nel 1332 dall’arcivescovo Simone Saltarelli il fonte battesimale, divenendo all’inizio del XV secolo chiesa plebana.

Nel 1628 si intrapresero i lavori di ampliamento della pieve, affidati all’arch. Silvani, conclusisi con la consacrazione del nuovo edificio avvenuta il 10 aprile 1644. L’interno fu ridecorato in stile rococò tra il 1750 e il 1785. L’intero edificio è stato restaurato nel 1986.

La chiesa è corredata di ben 9 altari con altrettante tele ad olio su tela dei maggiori pittori toscani del periodo sei-settecentesco. Molti di questi altari sono decorati da paliotti marmorei “a scagliola”.

Sulla ricca cantoria in pietra serena, posta sopra la porta dell’ingresso principale, è collocato un sontuoso organo seicentesco, opera di Bartolomeo Ravani di Lucca, datato 1640, con cassa riccamente intagliata e dorata a oro zecchino.

In essa riposa il corpo di S.Valentino Martire. La Festa patronale ricorre dal Sabato al martedì di Pentecoste e richiama numerosa folla da ogni parte della Toscana.

Annesso alla Pieve è collocato il Museo di Arte Sacra, inaugurato nel dicembre 1993, e comprende una grande quantità di arredi e paramenti sacri risalenti al periodo compreso tra il XVI e il XIX secolo. 

La Chiesa di S. Domenico a Porta Fiorentina (XVII sec.)

La Chiesa di S. Domenico a Porta Fiorentina, risale al XVII secolo, edificata su una cappella preesistente. Gravemente danneggiata nel 1944 e poi abbandonata, è stata ricostruita e restaurata negli anni ’70, restituita al culto nel 1995.

Al suo interno ospita due dipinti restaurati: uno cinquecentesco raffigurante Cristo risorto con i santi Pietro e Giusto, e “L’Ultima Cena” di Aurelio Lomi (1603/4), precedentemente nella Pieve di S.Maria Assunta. Il monumento ai caduti del 1924, miracolosamente intatto, è stato ricollocato al suo interno.

Feste e tradizioni

Il Patrono martire di Bientina: San Valentino degli Indemoniati 
Il 9 novembre 1681, un evento singolare diede il via a una storia di devozione e miracoli. Dalle profonde Catacombe di San Callisto, un corpo, privo di nome inciso sulla pietra sepolcrale, ma accompagnato dal misterioso epitaffio “UT MYRTUS LATUIT” (si nascose come il mirto), fu riportato alla luce. 

A questo giovane martire anonimo fu dato il nome di “Valente”, poi trasformato in quel “Valentino” che oggi Bientina venera come patrono. La nobildonna Laura Iozzi, che ne aveva ricevuto il corpo in una semplice cassetta di legno, ne divenne la prima custode.

Passarono gli anni, e nel settembre e ottobre del 1695, la comunità di Bientina, animata da un profondo desiderio, si riunì. Alla presenza del Gonfaloniere e dei governatori, la cittadinanza espresse una chiara richiesta: ottenere il corpo di un santo martire “da scavarsi nelle catacombe romane” e custodirlo con onore nella chiesa parrocchiale.

La provvidenza volle che nel 1698, la stessa Laura Iozzi donasse le preziose reliquie a padre Maestrini, figura di spicco nell’ordine dei Minori Osservanti, padre provinciale delle Sacre Reliquie e, cosa non meno importante, amico della corte Medicea. La sua influenza fu determinante.

Fu così che l’11 maggio 1699, Padre Maestrini, con un gesto di grande generosità e fede, consegnò il Corpo di San Valentino alla Comunità di Bientina. Un mese dopo, il 6 giugno 1699, l’intero paese si riversò nelle strade per celebrare la Prima festa per la traslazione delle reliquie del Santo. Furono tre giorni di esposizione solenne del glorioso corpo, e il fervore popolare crebbe a dismisura quando si sparse la voce di quattordici ossessi miracolosamente liberati dal demonio.

San Valentino divenne presto il “Santo taumaturgo”, invocato dalla comunità non solo per le necessità spirituali, ma anche per quelle più terrene. Nel XVIII e XIX secolo, in un’epoca in cui le piogge e le frequenti inondazioni del Lago di Bientina minacciavano la vita e i raccolti, la popolazione accorreva a pregare davanti al corpo scoperto del Santo, implorando la cessazione delle calamità naturali.

La fama del santuario e dei miracoli del santo si diffuse rapidamente in tutta la Toscana.

La chiesa di Bientina divenne meta di continui pellegrinaggi, non solo di gente umile, ma anche di personaggi altolocati e teste coronate. Nel 1717, in occasione della festa, fu il Gran Principe di Toscana Gian Gastone dei Medici in persona a recarsi a Bientina per venerare il santo, ospite della famiglia Cosci. A ricordo di quell’evento, una lapide fu posta, e ancora oggi si trova sotto la loggia del Comune.

Qualche decennio più tardi, il 12 novembre 1768, un altro illustre visitatore, Pietro Leopoldo di Lorena, Arciduca d’Austria e Granduca di Toscana, accompagnato dal conte di Rosemberg, rese omaggio al santo, trovandosi in sosta a Montecchio di ritorno dalle fabbriche d’Arno. San Valentino, il “Valente” senza nome, aveva trovato in Bientina la sua dimora e un popolo devoto che ne onorava i miracoli attraverso i secoli.

Il Palio di San Valentino

Siete pronti a scoprire un evento che fa impazzire Bientina ogni estate, la terza domenica di luglio?
Stiamo parlando del Palio di San Valentino, una festa super coinvolgente che va oltre la semplice corsa di cavalli. Immaginatevi un tuffo nel passato, con radici che affondano addirittura nel ‘700: il primo Palio è stato corso nel 1786!

La versione moderna è nata nel 1993, ma il vero game-changer è stato il 2001, quando la corsa si è spostata dal campo sportivo alla piazza principale. Pensateci: passare da uno spazio “neutro” a un luogo storico, il cuore della città! È come se la gara fosse diventata un rito, un modo per celebrare l’identità di Bientina in modo epico.

Il Palio ruota intorno a nove contrade, un po’ come le squadre del vostro videogioco preferito, ognuna con colori, simboli e un territorio ben preciso. C’è il Centro Storico, Cilecchio, Forra, Guerrazzi, Puntone, Quattro Strade, Santa Colomba, Viarella e Villaggio.

La loro rivalità è la benzina del Palio e genera una passione incredibile.

La corsa è adrenalinica: si parte con le batterie di qualificazione, poi i migliori quattro cavalli si sfidano nella finale su tre giri mozzafiato. 

E i fantini? Spesso sono dei veri e propri campioni che corrono anche nel famoso Palio di Siena. Questo dimostra quanto sia serio e competitivo il Palio di Bientina.

Tutta la settimana che precede la corsa è un festival: c’è la sfilata storica dove le contrade si sfidano a chi rievoca meglio un pezzo di storia, ci sono le prove in piazza e, la domenica del Palio, dopo la benedizione dei cavalli, si corre la finale!

Il Palio non è solo divertimento: è un vero e proprio patrimonio culturale che l’intera comunità vive e tramanda. È un esempio perfetto di come la storia e le tradizioni possano essere super attuali e coinvolgenti, attirando turisti e rafforzando l’orgoglio di una città

Il gioco del pallone col bracciale

Immaginate un gioco che faceva impazzire la gente secoli fa, un po’ come un match di calcio super seguito oggi, ma con regole tutte sue e una palla lanciata con un bracciale speciale. Stiamo parlando del “pallone col bracciale”, una tradizione antica di Bientina che purtroppo si è persa, ma che all’epoca scatenava un sacco di entusiasmo e rivalità.

Se vi interessa scoprire di più su questo sport e su come la comunità di Bientina lo viveva, c’è un libro super interessante che ne parla: “Le ottave inedite di Pietro Frediani ‘Origine dei Bientinesi e la sua festa del 1840′”, che trovate in prestito su Bibliolandia

Bientina – Il mito della città di Sextum

Bientina – itinerari – Siti Natura 2000 della Toscana

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