Beato Giordano Da Rivalto, predicatore domenicano (1260-1311)
Il più grande comunicatore del suo tempo, contribuì alla fioritura della lingua italiana: predicò "in volgare" per irradiare la Parola e le virtù al popolo.
Autobiografia di Beato Giordano da Rivalto
…Popolo di Firenze, viandanti, mercanti, udite la mia voce!
Giordano è il mio nome, da Rivalto provengo, e servo umile di Dio, la Parola vi dono.
Non oro o gemme, ma il Verbo ho per voi, tesoro eterno, che l’anima ristora.
Da giovane frate, l’Ordine ho abbracciato, e la scienza di Dio ho avidamente cercato.
A Bologna e Parigi, studi profondi, per svelare i misteri dei mondi. Pietro Lombardo e Tommaso d’Aquino, fari luminosi nel mio cammino.
A Siena e Perugia, lettore di grido, le “Sentenze” ho scrutato, con cuore ardito.
A Viterbo poi, maestro ammirato, e a Firenze, la fede ho infiammato.
Predicatore generale son divenuto, e la Parola ho diffuso, con zelo assoluto.
A Santa Maria Novella, pulpito illustre, e a Pisa, la Bibbia ho svelato, con inchiostro.
Insegnamenti dotti, ma semplici nel dire, per toccare i cuori, e farli vibrare. L’amore di Dio, sopra ogni cosa, e la carità, che ogni male trasforma.
Non l’Inferno temete, ma il Paradiso perduto, gioia eterna, a noi concessa in dono gradito. La penitenza sincera, via di salvezza, e la preghiera, che l’anima eleva in altezza.
Il mondo osservo, le sue contraddizioni, ricchezze e miserie, contrasti e passioni. Mercanti, usurai, e vizi d’ogni sorta, denuncio l’ingiustizia, che la pace distorta.
La politica, il bene comune, la concordia, ideali da perseguire, con tenacia. La violenza, la vendetta, mali antichi, che la nostra umanità feriscono e umiliano.
Non sono un santo, fratelli, ma un peccatore, che cerca Dio, con amore e fervore. La mia voce, eco di Verità, vi guidi nel cammino, verso l’eternità.
Pisa, Firenze, Viterbo, tappe del mio viaggio, e Piacenza, l’ultima, fatale naufragio.
Ma il mio spirito vive, nelle mie parole, e il mio esempio, sia luce che vi consola.
Lodate il Signore, o uomini di buona volontà, e vivete secondo la sua santità. Giordano da Rivalto, umile servitore, vi benedice, nel nome del Redentore!
Giordano da Rivalto: un predicatore medievale che parlava ai giovani di oggi.
Immaginate un professore che non vi annoia, ma vi cattura con storie, proverbi e un linguaggio che, pur parlando di cose serie, vi fa riflettere. Ecco, Giordano da Rivalto era un po’ così, ma nel Medioevo!
Nato attorno al 1260, forse proprio a Rivalto (Pisa), Giordano era un frate domenicano con una carriera brillante: studiò nelle migliori università dell’epoca (Bologna, Parigi) e divenne un lettore e predicatore di successo, soprattutto a Firenze. Ma non era un intellettuale chiuso nelle sue torri d’avorio: viaggiava per l’Italia e l’Europa, parlando a tutti, dai potenti ai più umili.
Cosa predicava? Non solo la paura dell’inferno (che c’era, certo!), ma soprattutto l’amore di Dio e la bellezza della vita eterna, invitando a vivere una vita buona fatta di penitenza, carità, preghiera. E non si tirava indietro di fronte ai problemi della sua Firenze: criticava l’usura, le frodi e il lusso sfrenato, difendendo la pace e la concordia in una città spesso divisa.
Il suo “segreto”? Un modo di parlare vivace e coinvolgente. Usava esempi tratti dalla vita di tutti i giorni, similitudini curiose (a volte persino dalla geometria o dall’astronomia!) e racconti che facevano sorridere o riflettere. Le sue prediche, trascritte dai suoi uditori (pensate, ne abbiamo ancora 726!), erano vere e proprie lezioni di vita, ricche di spunti.
Giordano morì nel 1310, mentre andava a Parigi per insegnare, ma il suo ricordo non si spense. Il suo culto, iniziato a Pisa, fu ufficialmente riconosciuto nel 1833.
Beato Giordano da Rivalto: un uomo del passato che ci insegna ancora oggi l’importanza di credere in qualcosa, di vivere con passione e di usare le parole per costruire, non per distruggere…
Un vero comunicatore, insomma, che avrebbe avuto successo anche nell’era dei social!
Opere di Giordano da Rivalto
- 726 prediche in lingua volgare trascritte dai suoi uditori
- Pantheologia di Giordano da Pisa (Vol. I), scritte all’inizio del XIV secolo. Questo manoscritto con due prologhi, uno dei quali di Jacob Florentine, fu prodotto nel 1470 nel Monastero dei Frati Crocifissi (‘Kruisherenklooster’) a Maastricht, nei Paesi Bassi. Ora nella collezione della Biblioteca Universitaria di Groninga (ms. 18)
STORIE DI NEMO
Beato Giordano e l’invenzione degli occhiali: la citazione nel romanzo “Il Nome della Rosa“
Nel celebre romanzo “Il nome della Rosa” di Umberto Eco, emerge un dettaglio affascinante che lega la figura di Giordano da Rivalto a una delle invenzioni più rivoluzionarie della storia: gli occhiali.
Il protagonista, Guglielmo da Baskerville, mentre si trova nello scriptorium per esaminare le miniature dei monaci con Nicola da Marimondo, il mastro vetraio del convento, gli mostra un paio di lenti. La reazione del vetraio è di stupore e riconoscimento: “Oculi de vitro cum capsula! Ne avevo udito parlare da un certo fra Giordano che conobbi a Pisa! Diceva che non erano passati vent’anni da che erano stati inventati. Ma parlai con lui più di venti anni fa“.
Questo passaggio non è casuale. Umberto Eco, con la sua consueta accuratezza storica, evidenzia il ruolo di fra Giordano da Rivalto come uno dei primi e più importanti testimoni dell’invenzione degli occhiali. La sua menzione nel romanzo non è solo un omaggio, ma sottolinea come già nel tardo XIII secolo, gli occhiali fossero un oggetto di conoscenza e discussione, e come fra Giordano ne fosse un precoce e acuto conoscitore. È interessante notare come l’opera suggerisca che l’invenzione fosse ancora relativamente recente ai tempi del dialogo, ma già nota a figure illuminate come fra Giordano, che ne aveva compreso l’importanza e la novità.
Biografia
Giordano da Rivalto, forse originario di Rivalto, fu un predicatore domenicano la cui vita e opera sono note grazie alla Chronica antiqua di Domenico da Peccioli. Nato intorno al 1260, morì nel 1310 dopo 31 anni nell’Ordine.
La sua formazione lo portò a studiare a Bologna e Parigi tra il 1284 e il 1286. In seguito, tenne lezioni sulle Sententiae a Siena (1287) e Perugia (1288). Divenne lettore principale a Viterbo (1295) e a Firenze, presso Santa Maria Novella, dal 1303, anno in cui fu anche nominato praedicator generalis, incarico ricoperto nuovamente nel 1305. Nel 1309 tornò a predicare a Firenze, ma era già previsto il suo trasferimento a Pisa per esporre la Bibbia.
Giordano viaggiò molto in Italia, toccando città come Milano, Roma e Napoli, e si ipotizza abbia visitato anche la Germania e la Provenza. La sua morte avvenne a Piacenza, mentre era in viaggio verso Parigi per insegnare.
La sua predicazione fu particolarmente intensa e prolifica: sono state trascritte 726 sue prediche, raccolte da coloro che lo ascoltavano. Di queste, 399 furono tenute a Firenze e 95 a Pisa tra il 1308 e il 1309, mentre 232 non sono datate con certezza. Il momento più significativo della sua attività fu la Quaresima del 1305 a Firenze, quando tenne lezioni sul Credo e sulla Genesi.
Il fulcro della sua predicazione era la penitenza, non solo come mezzo per evitare le pene infernali e le calamità, ma soprattutto come invito alla vita eterna, enfatizzando l’amore di Dio e la bellezza del Paradiso. Proponeva un modello di vita cristiana basato su penitenza, carità, preghiera e contemplazione.
Affrontò anche questioni sociali ed economiche rilevanti per la Firenze del suo tempo. Giustificava il commercio ma ne denunciava gli abusi, condannava le frodi e l’usura, definendo quest’ultima come la vendita del tempo, ovvero del nulla. Criticava i mestieri illeciti e il lusso, considerando la ricchezza una “mammona di iniquità”. Insisteva con forza sull’importanza della pace e della concordia per contrastare le divisioni politiche e la vendetta.
Il valore della sua opera risiede anche nella sua retorica, che utilizzava il sermo modernus. Questo stile prevedeva la spiegazione del thema biblico, l’inserimento di racconti, exempla, proverbi e fiabe. Il suo linguaggio era vivace, arricchito da similitudini tratte dalla vita quotidiana, dal mondo del commercio e da diverse scienze come la geometria, l’astronomia, l’ottica e la medicina.
Il culto di Beato Giordano ebbe inizio a Pisa nel 1311 con la fondazione della Compagnia della Croce. Le sue reliquie, inizialmente conservate a Pisa e poi a Colorno, fecero ritorno a Pisa nel 1927. Il suo culto fu ufficialmente approvato da Gregorio XVI nel 1833, e la sua festa viene celebrata il 6 marzo a Pisa e in tutto l’Ordine Domenicano.







